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Fiap: il Consiglio Federale elegge il nuovo Direttivo Ricostituita la Presidenza Onoraria della Federazione Italiana Associazioni Partigiane
Il 6 novembre scorso, nella sede di
via De Amicis, si è riunito Il Consiglio Federale della Fiap per
fare il punto sull’attività fin qui svolta, con riferimento in
particolare all’impegno profuso e sostenuto dal nuovo gruppo
dirigente dopo la scomparsa del compianto Aldo Aniasi, negli ultimi
anni animatore instancabile e insostituibile di tutte le iniziative
promosse dalla Federazione e attento direttore e coordinatore della
rilanciata “Lettera ai Compagni, l’organo ufficiale della Fiap,
rivista a suo tempo fondata da Ferruccio Parri.
________ F.I.A.P. ________
Organi Statutari della F.I.A.P.
Presidenza Onoraria
Presidente Nazionale
Vicepresidenti
Revisori dei Conti
Collegio dei Probiviri
La Federgielle partecipa alla "Società Pannunzio per la libertà d'informazione"
La Società Pannunzio (che rende omaggio al
direttore del Mondo,
figura di combattivo liberale progressista che ebbe al suo
fianco, fra gli altri, personaggi del calibro di Ernesto Rossi,
Vittorio De Caprariis, Guido Calogero, Arturo Carlo Jemolo,
Nicola Chiaromonte) nasce per denunciare il grave stato di
malattia in cui versa il nostro sistema dell'informazione (e
tentare di porvi rimedio).
Nel
sito
internet dell'associazione -
alla quale partecipa in veste di fondatore l'Avv.
Antonio Caputo, come rappresentante della Federazione
Nazionale dei Circoli Giustizia e Libertà - sono disponibili
i primi documentati interventi che danno un quadro assai
preoccupante della situazione italiana.
Qui di seguito proponiamo la carta d'intenti della Società Pannunzio.
Dichiarazione d’intenti 1. Essere consapevoli che i media non sono liberi Nella nuova era dei media la libertà d’informazione è garantita bene o male da Costituzioni e leggi, ma nella realtà i media sono manipolati, eterodiretti, conformisti. Il giornalisti perdono il loro ruolo di testimoni della realtà e sono trasformati in canali di trasmissione di messaggi altrui. Il lettore, lo spettatore e l’ascoltatore sono ridotti a oggetti inconsapevoli e non sono titolari di alcun diritto. Ora i media si identificano sempre più con le loro proprietà. 2. Non c’e’ democrazia senza informazione indipendente Le democrazie occidentali non sono più tali se manca un requisito minimo di democrazia come un’informazione indipendente. Ora il gioco politico, soprattutto in Italia, è visibilmente truccato dalla manipolazione dell’opinione pubblica. Abbiamo tanto combattuto affinché le elezioni politiche fossero libere, bisogna cominciare a lottare affinché anche le opinioni siano libere, ovvero liberamente formate. 3. I tre poteri della “sfera pubblica”: per un nuovo separatismo Nelle società moderne la complessiva “sfera pubblica” è composta dall’apparato politico e statale, dal potere economico e dal potere mediatico. Questi tre poteri, invece d’essere separati, sono strettamente intrecciati. Bisognerebbe che diventassero consapevolezza di massa i guasti provocati dalla terribile distorsione causata dalla dipendenza delle forze politiche dai finanziamenti leciti e illeciti; i guasti generati dalla informazione eterodiretta da quegli stessi poteri economici e politici; i guasti provocati al mercato dalla burocrazia politica e dalla dipendenza dai finanziamenti pubblici. 4. Cittadini, lettori, consumatori Va fondato pressoché dal nulla il “diritto dei lettori”, i quali ora sono senza difese sia in quanto cittadini (non viene garantita loro né la pluralità né l’indipendenza dell’informazione) sia in quanto consumatori. Eppure come compratori di un bene essi sono “consumatori” (peraltro di una merce ben più delicata di altre, perché condiziona la salute mentale e democratica) e quindi dovrebbero acquisire almeno diritti analoghi a quelli che con fatica hanno gli acquirenti di un qualunque bene di consumo, in fatto di trasparenza, di non commistione di interessi, di non inquinamento della notizia. 5. L’informazione nella rete Internet rappresenta il media più grande mai esistito, per le dimensioni del pubblico cui si rivolge, ed è caratterizzato dalla mancanza di una rigida separazione tra utenti e produttori di informazione: chiunque, in pochi click, ne legge e ne produce. L’informazione in Rete corre, dunque, lungo linee orizzontali che incrociano costantemente quelle verticali dei media tradizionali e che, proprio in quanto orizzontali, si sottraggono alle logiche e alle dinamiche di controllo che hanno, sin qui, impedito che stampa, radio e televisione svolgessero in modo libero il loro ruolo fondamentale in ogni Paese democratico: quello di creare attraverso il racconto libero ed indipendente dei fatti e della storia una coscienza civile nei cittadini, trasformandoli da soggetti passivi della democrazia a suoi protagonisti. Difendere la libertà di manifestazione del pensiero in Internet significa difendere questa speranza. 6. Una politica riformatrice Tra le emergenze democratiche va annoverata una vera riforma, legislativa e non, che costruisca cinque condizioni strutturali sia per garantire la libertà d’informazione sia per fondare i diritti dei lettori-consumatori: (1) sancire la rilevanza di primario interesse pubblico d’una informazione libera e indipendente, quale componente necessaria per l’esistenza di una democrazia politica; (2) prendere consapevolezza che la libertà d'informare può essere garantita esclusivamente da un effettivo pluralismo delle fonti; (3) perseguire una politica che si ponga come fine la massima separazione possibile tra i poteri della “sfera pubblica” e quindi anche tra il potere economico e quello mediatico; (4) governance con una propria esclusiva tipicità che tenda a realizzare progressivamente il principio separatista tra la proprietà del mezzo e la gestione giornalistica, anche attraverso passi intermedi come la sterilizzazione del controllo proprietario sui contenuti informativi; (5) considerare basilare la presenza del lettore-consumatore tra i protagonisti della comunicazione.
INCONTRI E DIBATTITI
FIAP - Federazione italiana
Associazioni Partigiane
9 giugno 1937 Martedì 9 giugno 2009
ore 17
Proiezione del documentario di Stella
Savino
ore 18,15
Fabio Mengucci, Biblioteca della Casa della memoria e della storia
Presso la
Casa della Memoria e della Storia
CELEBRAZIONE DEL 25 APRILE 2009 Porta S. Paolo –Roma Discorso di Vittorio Cimiotta Amici, compagni, Vi porto il saluto della F.I.A.P. - Federazione italiana Associazioni Partigiane che rappresenta le Formazioni Giustizia e Libertà del Partito d’Azione, le Brigate Matteotti e le Brigate Giuseppe Mazzini. La nostra presenza testimonia che la Resistenza non fu opera di una sola parte politica, per intenderci quella comunista. C’erano anche le nostre formazioni azioniste, socialiste e repubblicane. C’erano quelle cattoliche, quelle liberali, quelle monarchiche. Resistenza fu anche quella dei deportati nei campi di sterminio dove furono inceneriti complessivamente 12 milioni di esseri umani; Resistenza fu quella dei militari deportati nei campi di lavoro tedeschi per non avere aderito alla R.S.I.; Resistenza fu quella dei martiri delle Fosse Ardeatine e di tutte le stragi nazifasciste. Sessantaquattro anni addietro molti giovani, dinanzi al deserto morale e materiale lasciato dal fascismo, si sono svegliati da un lungo letargo di vent’anni di narcosi e di falsa propaganda. Questi giovani non avevano ricevuto ordini da nessuno e rispondendo solamente al richiamo della loro coscienza sono accorsi con le armi in pugno a combattere contro l’invasore. La Resistenza prima di essere una azione fu un richiamo morale. Oggi, 25 Aprile 2009, Festa della Liberazione, il mio pensiero commosso e riconoscente va a quanti non tornarono, a quanti sacrificarono la vita per la nostra libertà, la libertà di tutti, anche di quelli che l’hanno avversata. In tale ricorrenza mi pare opportuno leggere un brano di una lettera di un condannato a morte della Resistenza: Ai miei cari figli. Una vita onesta è il migliore ornamento di chi vive. Dell’amore per l’umanità fate una religione e siate sempre solleciti verso il bisogno e le sofferenze dei vostri simili. Amate la libertà e ricordate che questo bene deve essere pagato con continui sacrifici e qualche volta con la vita. Una vita in schiavitù è meglio non viverla. Amate la madrepatria, ma ricordate che la patria vera è il mondo e, ovunque vi sono vostri simili, quelli sono i vostri fratelli. Forse, se tale è il mio destino, potrò sopravvivere a questa prova; ma se cosi non può essere io muoio nella certezza che la primavera che tanto io ho atteso brillerà presto anche per voi. E questa speranza mi dà la forza di affrontare serenamente la vita. Firmato: Pietro Benedetti Questo martire fu fucilato per la sua attività antifascista il 29 Aprile 1944 sugli spalti del Forte Bravetta di Roma dal plotone della PAI (Polizia Africa italiana). In tutte le lettere dei condannati a morte della Resistenza traspare una luce, una pace interiore immensa. In tutte le lettere dei condannati a morte della Resistenza, in uomini di diversa fede religiosa e politica, sono riscontrabili gli stessi valori della giustizia, della libertà, dell’onestà e della solidarietà. In tutte le lettere dei condannati a morte della Resistenza c’è la comune speranza di un mondo migliore. A noi che ci riteniamo gli eredi della Resistenza, a noi che abbiamo condiviso questi valori e queste speranze ci si pone un problema di coscienza, anzi, un esame di coscienza. Siamo degni di questo lascito pagato duramente fino alla sacrificio estremo della vita? Purtroppo, dobbiamo constatare che, oggi, c’è una deriva, un degrado morale e civile. I nostri maestri sono Giovanni Amendola, Giacomo Matteotti, Piero Gobetti, i fratelli Rosselli, Pilo Albertelli, Don Minzoni, Antonio Gramsci e tanti altri che hanno onorato il nostro paese. Nel loro insegnamento, nel loro esempio dobbiamo rilanciare i nostri valori. Amici, compagni, in questa giornata di festa non possiamo dimenticare la nostra Costituzione. In essa sono custoditi i valori per cui hanno sacrificato la loro vita i nostri martiri. La nostra Costituzione è nata dalla Resistenza. La nostra Costituzione è tra le più democratiche del mondo. Lasciatemi finire il mio intervento con le parole di un grande azionista Piero Calamandrei: La Costituzione è un testamento, un testamento di 100 mila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione.
LA CONTINUA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DELLA DEMOCRAZIA Giorno dopo giorno, il governo e le forze che lo esprimono stanno aprendo ferite profonde nel sistema costituzionale del Paese, purtroppo spesso nel silenzio dei mass media, delle forze politiche di opposizione e dei media. Il caso Englaro, con le dichiarazioni di Berlusconi che violano l’articolo 87 della Costituzione , che dà al Capo dello Stato “l’autorizzazione della presentazione alle Camere di disegni di legge di iniziativa del Governo” è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Anche per le dichiarazioni di Berlusconi contro il Presidente e la volontà da lui espressa di voler cambiare la Carta, se Napoletano non si assoggettava al suo volere. Ma dalle impronte ai rom, alla denuncia dei medici dei clandestini, alla legalizzazione delle ronde, alla “legge non uguale per tutti”, esonerando dalla stessa alcune cariche dello Stato, all’equiparazione dei partigiani ai repubblichini di Salò, all’unione di Air One con Alitalia, violando qualunque regola del mercato e dell’antitrust, allo stesso fatto che il partito di maggioranza relativa (Forza Italia, espressione del premier) non ottemperi a nessun adempimento statutario, violando le regole stesse della democrazia, siamo di fronte ad un pasticcio istituzionale che nulla, ripeto nulla, ha a che vedere con le regole della democrazia e con i principi che la ispirano. E vogliamo parlare dell’asservimento del potere giudiziario all’esecutivo, così come espresso dai disegni di legge sulla cosiddetta riforma della giustizia e allo strapotere sui mass media di Berlusconi che non riguarda solo la televisione, ma la carta stampata, l’editoria e il cinema, nonché il mondo della finanza e confindustriale, non ultimo con l’entrata in Mediobanca della famiglia Berlusconi. Non so cos’altro ci sia da dire, se non quello di ritrovare lo spirito della Costituzione e del Comitato di Liberazione Nazionale, dove da Croce a Calamandrei, da Terracini a De Gasperi, da La Malfa a Saragat, a Nenni insieme alle anime che ognuno di loro rappresentava, scrissero le pagine più belle della storia democratica di questo Paese che “lor signori” vogliono cancellare. [Fabio Galluccio]
LA QUESTIONE MORALE Con frequente regolarità da molti anni l'attenzione dell'opinione pubblica è richiamata da comportamenti illeciti nella società italiana di componenti la classe dirigente, di quella politica, dei loro parenti, amici e collaboratori con conseguenti procedimenti penali in corso per accuse di reato. Già l'essere chiamato in giudizio evidenzia spesso, anche se non sempre, l'aver tenuto comportamenti al limite dell'illecito che non possono essere giustificati per chi ha un incarico pubblico in una società sana e morale. L'attuale susseguirsi degli eventi fa capire quanto sia diffusa l'immoralità nella società italiana. Il tentativo in corso da parte di politici dei diversi schieramenti, che fa seguito a quello del precedente governo, di voler condizionare la diffusione dei testi delle intercettazioni telefoniche fa pensare che non si vuol combattere i comportamenti illeciti ma soltanto evitare che essi vengano a conoscenza dell'opinione pubblica. Qualsiasi conversazione riferita a cose lecite non può danneggiare nessun cittadino; comunque, chi si ritiene danneggiato, può sempre salvaguardare il suo onore ricorrendo alla magistratura. Tutti i cittadini onesti sono fortemente indignati nel constatare l'attuale situazione di degrado della nostra società ed è necessario che al di là delle loro convinzioni politiche e di schieramento essi facciano sentire la loro voce per protestare contro l'immoralità diffusa, e che chiedano alla classe politica e dirigente italiana di privilegiare l'onestà, i conseguenti comportamenti e l'emarginazione dei disonesti dai posti di potere. Ritengo che i Circoli di Giustizia e Libertà abbiano l'obbligo di farsi promotori di questa campagna di moralizzazione coinvolgendo tutti i cittadini desiderosi di vivere in una società giusta libera ed onesta, avendone tutti i titoli per la loro storia presente e per quella passata dei suoi componenti. [Carlo Baldi – Circolo GL di Roma]
ERNESTO ROSSI (1897-1967) Il giorno 7 Novembre 2008 promosso dalla F.I.A.P. ( Federazione italiana Associazioni Partigiane) di Roma in collaborazione con la Fondazione Critica Liberale, l’Istituto storico della Resistenza e della Società contemporanea nel Novarese e nel Verbano Cusio Ossola “Piero Fornara” e la Fondazione Ernesto Rossi/Gaetano Salvemini, presso la Casa della Memoria e della Storia di Roma si sono svolti un importante convegno e una mostra intitolati a ERNESTO ROSSI (1897-1967). Sono intervenuti Enzo Marzo, Alessandro Figà Talamanca, Fabio Galluccio e Edmondo Paolini. Relatrice Antonella Braga. Coordinatore Vittorio Cimiotta. * * *
Cercherò di delineare un breve tratto del percorso politico e umano di Ernesto Rossi. Nel suo libro “Un anno di dominazione fascista” Giacomo Matteotti riportava più di 2000 casi di omicidi, ferimenti più o meno gravi, bastonature, distribuzione di olio di ricino, devastazioni di abitazioni private e sedi di associazioni, incendi di tipografie e redazioni di giornali, avvenuti tra il novembre 1922 e l’ottobre 1923 (Gaetano Salvemini – Le origini del fascismo – Lezioni di Harvard 1975 – pag. 395 – Feltrinelli editore). Questa era l’Italia in crisi dopo la guerra del 1915/18. Queste violenze annunciavano la nascita della dittatura fascista. Ernesto Rossi, tramite Gaetano Salvemini, entrò in contatto a Firenze con un gruppo di intellettuali tra cui Carlo e Nello Rosselli, Piero Calamandrei e i fratelli Alfredo e Nello Niccoli e con essi collaborò attivamente nel Circolo di Cultura fondato nel 1920. Il Circolo era un centro molto attivo di cultura e di libertà. Nel 1924 dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti e i pestaggi di Giovanni Amendola e Piero Gobetti, che procurarono la morte di entrambi e dopo tutte le nefandezze criminali di cui si rese colpevole il partito fascista, Mussolini, capo del governo per incarico del Re, abolì le libertà politiche sopprimendo la stampa d’opposizione, sciogliendo i partiti, vietando gli scioperi, istituendo i tribunali speciali e il confino di polizia. Il Circolo di Cultura fu assaltato, distrutto e soppresso dai fascisti. Con la guida morale e intellettuale di Gaetano Salvemini nel 1925 Ernesto Rossi, Carlo e Nello Rosselli, Nello Traquandi, Tommaso Ramorino e Luigi Emery, fondarono la rivista clandestina Non mollare. La rivista antifascista ebbe gloriosa ma breve vita. A causa di una delazione Ernesto Rossi fu arrestato, Salvemini riuscì a espatriare e Carlo Rosselli si trasferì nascostamente a Milano a continuare la lotta. L’incontro di Ernesto Rossi con Gaetano Salvemini fu decisivo per la sua scelta antifascista. Salvemini per Ernesto divenne una figura paterna. Cosi scriveva al suo allievo:” Se avessi mai potuto fabbricarmi un figlio su misura, me lo sarei fabbricato pari, pari come te”. E definì il gruppo fiorentino antifascista “il sale della terra”. Luigi Einaudi fu un altro maestro che influenzò la formazione culturale e politica di Ernesto. Da questi apprese l’importanza della necessità di creare gli Stati Uniti d’europa ai fini della pace e dello sviluppo economico. Rossi mantenne rapporti di fraterna amicizia con i fratelli Rosselli e fu tra i fondatori del movimento clandestino “Giustizia e Libertà” e successivamente il partito d’Azione. La sua vita fu una intransigente avversione alla dittatura pagata con nove anni di galera e quattro di confino. Nel carcere di Regina Coeli convisse alternativamente in una cella con Riccardo Bauer, Augusto Monti, Vittorio Foa,Vindice Cavallera e Massimo Mila. Le lunghe ore di detenzione venivano trascorse con studi di storia, economia politica, statistica e lingue straniere. Non mancarono animate discussioni specialmente tra Bauer e Rossi. Il primo era un sostenitore della filosofia idealista di Benedetto Croce, mentre il secondo difendeva il “concretismo” salveminiano. Per Ernesto Rossi l’idealismo era una astrazione che non aveva nessun riferimento con la realtà. Spesso usava il termine “aria fritta”. Sono state ore e anni di studio serio e profondo. Paradossalmente, con la detenzione nelle carceri e al confino, il fascismo favoriva l’approfondimento culturale di molti antifascisti rivelatosi utile dopo la Liberazione per la formulazione di leggi, provvedimenti e della stessa Costituzione italiana. A tale proposito è doveroso ricordare il Manifesto di Ventotene, redatto in piena guerra mondiale al confino nel 1942, con Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni. L’europeismo divenne un importante programma politico del Partito d’Azione. Nonostante le difficoltà incontrate, e che ancora incontra, la scelta dell’unità europea ha protetto l’Italia da gravi crisi finanziarie internazionali ed ha garantito la pace tra gli stati europei dilaniati da secoli di guerre fratricide. I lunghi anni di detenzione di Ernesto furono sostenuti dall’amore e dal conforto di Ada Rossi sposata il 24 Ottobre 1931 nel carcere di Pallanza. L’amore e la condivisione di ideali tra i due ha aiutato a superare i sacrifici di un matrimonio di lunghi anni di attesa. Ada faceva da collegamento tra Ernesto e i compagni esterni di Giustizia e Libertà. Nel dopoguerra Ernesto Rossi fu sottosegretario nel governo di Ferruccio Parri e presidente dell’A.R.A.R. (Azienda per il Rilievo e l’Alienazione dei Residuati bellici). Tale Azienda ha procurato provvidenziali utili allo stato italiano in un momento particolarmente difficile. Ernesto rinunziò ai vantaggi economici che la sua carica prevedeva e volle equiparare il suo stipendio a quello più modesto degli insegnanti scolastici. Dopo avere assolto al suo mandato l’A.R.A.R., a differenza di tanti enti inutili sopravvissuti per motivi di clientela politica, venne sciolta definitivamente. Questo comportamento è significativo della personalità e dello stile dell’uomo. Era professore di economia politica. Liberale in politica e liberista in economia. Il suo liberismo, sulle orme di Adamo Smith, era contrario ai monopoli verso i quali indirizzava i suoi strali. Tuttavia non era scevro da aperture sociali, basti leggere il suo libro Aboliamo la miseria. Inoltre nel suo interessante libro I padroni del vapore denunziava la commistione tra economia e politica. Restano famose le sue battaglie contro la corruzione e le sofisticazioni alimentari dei grossi gruppi industriali. Si dedicò con passione e collaborò alla rivista Il Mondo di Pannunzio, un settimanale che resta una pietra miliare e luminosa del giornalismo italiano. Successivamente scrisse molti articoli e saggi su L’Astrolabio di Ferruccio Parri. Un aspetto della personalità di Ernesto Rossi è stato l’anticlericalismo. Nell’introduzione del suo libro Il manganello e l’aspersorio edito da Parenti nel 1958 ecco cosa scrive: ”Per il potere che avevano rispettivamente nel campo spirituale, nel campo economico e nel campo militare, la Chiesa, la Confindustria e la monarchia hanno avuto la responsabilità per l’avvento del fascismo al potere e per il consolidamento del regime....”. In una Italia viziata nelle radici ataviche e storiche, una delle virtù di Rossi, in sintonia con Piero Gobetti (Autobiografia della nazione), è stata l’intransigenza morale che era per gli azionisti la priorità assoluta soprattutto nell’Italia devastata dalla guerra moralmente e materialmente dal fascismo. A seguito di una malattia allo stomaco contratta nei lunghi anni di detenzione nelle carceri morì nel 1967 a Roma. Quella di Ernesto Rossi, con la moglie Ada, è stata una rivolta civile contro la dittatura, un esempio di rigore morale, una vita dedicata alla libertà. [Federazione Nazionale dei Circoli GL]
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Cari amici,
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[Circolo "Giustizia e Libertà" di Roma] |
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