Piero Gobetti

 
 

 

 
 

 

 

Alessandro Galante Garrone

 
 
 
 
 
 
 

Leone Ginzburg

(ritratto dipinto da Carlo Levi)

 
 
 
 
 
 
 

Riccardo Lombardi

 
 
 
 
 
 
 

Leo Valiani

 
 
 
 
 

     

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 spada rossa scritta
GIUSTIZIA e LIBERTA’

Federazione nazionale dei circoli GL

Via Andrea Doria, 79 
00192 ROMA

 telefax: 06/ 58.10.590 - email sito: fiap.roma@fastwebnet.it
Sito: www.federgielle.org
 
 
Roma, 25 giugno 2010

La Federazione nazionale dei circoli Giustizia e Libertà che si richiama alle gloriose tradizioni del movimento omonimo fondato nel 1929 a Parigi dai fratelli Rosselli e del partito d’Azione, comunica la propria adesione alla manifestazione Nazionale indetta dalla FNSI prevista per il 1 luglio 2010 alle ore 17 a Piazza Navona in Roma. In un paese civile, serio e democratico la libertà di stampa è un diritto fondamentale che dobbiamo difendere. 

Vittorio Cimiotta

[Coordinatore nazionale]

     

FIAT  VOLUNTAS  VESTRA

Alla fine di una lunga ed estenuante trattativa passa un accordo sofferto, ma separato, perché pronti a firmare sono solo FIM – UILM – FISMIC E UGL, tranne la FIOM, che si è tirata indietro accusando le altre Organizzazioni Sindacali di aver ceduto al ricatto FIAT.

Ma sarà vincolante il referendum, al quale tutti, Azienda e Sindacati, si rimettono per la firma definitiva.

Fiat voluntas vestra, amici e compagni lavoratori, a Voi è affidata la vita o la morte di questo stabilimento che nel bene e nel male è l’unica fonte di sopravvivenza per circa 15.000 famiglie.

Brutta storia per le relazioni sindacali. Una proposta, quella della FIAT, che non concede margini di trattativa sia sull’orario di lavoro, che è in contraddizione con la direttiva europea, sia sulle clausole punitive e la malattia. Quattordici punti che per i rappresentanti della FIAT rimangono punti cardine, tutti da prendere o lasciare, e che per la FIOM sono da negoziare.

Una proposta che non lascia margini di trattativa e di cui, qualunque sia l’esito, si parlerà per molto tempo!

E’ un momento difficile, i no non servono, bisogna assumersi tutte le responsabilità perché c’è un intero sistema che va dalle imprese di servizio agli esercizi commerciali che vivono esclusivamente con questo Stabilimento.

Posizioni pilatesche non servono e bene ha fatto la C.G.I.L. Campania a lanciare un appello ai lavoratori a non dividersi, a votare per l’accordo ed «ad assumere decisioni all’altezza del momento, com’è nella storia meridionale della C.G.I.L.». 

Pomigliano d’Arco, piccola città dell’hinterland napoletano sta subendo oggi una crisi economica più grave rispetto alle altre città, principalmente perché essa risponde ad una vocazione univoca di città industriale. E' una delle poche concentrazioni industriali della Campania ed è stata investita da processi di deindustrializzazione e crisi drammatici.

Basta guardare gli indici della disoccupazione giovanile e quelli della disoccupazione di ritorno, cioè di quelli che avevano un lavoro e non ce l’hanno più, per rendersi conto di quante nuove forme di emarginazioni sono presenti su questo territorio. Un territorio e una città in agonia, dissanguata negli ultimi anni da un assetto clientelare fortemente proteso allo spreco del denaro pubblico.

Un male oscuro, che tocca l’anima, la nostra coscienza , l’ha già messa in ginocchio: la miseria!

Non vorremmo che questo «salto culturale» che Sergio Marchionne chiede ai Sindacati divenisse «scuola», con un unico risultato: sacrificare Pomigliano e con essa il destino e il futuro di tantissime famiglie.

Giovanni De Falco

[Responsabile FIAP territoriale]

     

AI LETTORI

CONTRIBUTO STATALE DIMEZZATO,
A RISCHIO “LETTERA AI COMPAGNI”
 


La campagna mediatica contro le associazioni che si battono per tenere viva la moria sugli anni della al fascismo, culminata nella Resistenza, armata e disarmata, ha ottenuto un primo doloroso risultato. Al riparo dell’ombrello della crisi, i ministeri interessati sono passati dalle parole ai fatti usando non il bisturi ma la mannaia nei tagli ai contributi erogati a favore delle Associazioni partigiane. Così, nel giro di un paio d’anni, il già inadeguato contributo destinato alla Fiap è stato più che dimezzato.

Si può discutere anche sulla ripartizione di questi tagli, avvenuta in modo diseguale e iniquo, si può criticare severamente l’atteggiamento tenuto dalla Confederazione che tutela o dovrebbe tutelare gli interessi delle varie associazioni partigiane, ma tant’è: ormai la frittata è fatta e, almeno per ora, è inutile piangere sul latte versato.
Questa premessa mi è parsa necessaria per inquadrare la natura dei problemi che oggi si presentano per la nostra Federazione. E chiaro che con queste disponibilità economiche non si possono fare grandi passi in avanti. E a rischio la stessa vita di questa rivista, “Lettera ai Compagni”, fondata da Ferruccio Parri e tanto cara al mai compianto abbastanza Aldo Aniasi, che l’aveva rilanciata spendendovi ogni energia fino agli ultimi giorni della sua vita.

La dirigenza sta studiando dei provvedimenti tampone per evitare la catastrofe, ma, per non farla tanto lunga, ci serve l’aiuto di tutti. Non è nelle mie corde stendere la mano, ma in questo caso mi sento di farlo: se mettiamo insieme poche migliaia di euro con il sacrificio personale di ognuno di noi, riusciremo a tenere viva questa voce della Fiap.

Agli abbonati chiediamo qualche euro in più, un segnale importante per motivarci e per fare in modo che i detrattori della Resistenza non l’abbiano vinta. Fino a quando ci sarà qualcuno disposto a sostenerci non spegneremo la luce, non faremo un torto così grande a uomini come Parri ed Aniasi che idealmente simboleggiano e incarnano tutti gli uomini, piccoli e grandi, che hanno combattuto per la restituire libertà, democrazia e giustizia sociale agli italiani, e che dopo la Liberazione hanno animato la Fiap, facendole conquistare un ruolo di rilievo nell’associazionismo combattentistico e partigiano.



INDIPENDENTEMENTE DA COME VERRÀ ACCOLTO QUESTO APPELLO

LA FIAP E “LETTERA AI COMPAGNI” DESIDERANO RINGRAZIARE VIVAMENTE TUTTI COLORO CHE IN QUESTI ANNI CI HANNO SOSTENUTO ATTRAVERSO ABBONAMENTI, SOTTOSCRIZIONI E CONTRIBUTI PERSONALI.
 

Gino Morrone

(Direttore responsabile di "Lettera ai Compagni")
 

     

25 APRILE 2010 – FESTA DELLA LIBERAZIONE
 

Amiche e amici,


oggi 25 aprile è la Festa della Liberazione. Per quelli della mia generazione ripercorrere con la memoria gli avvenimenti del passato, significa riaprire ferite ancora non rimarginate.


Sono alle nostre spalle le persecuzioni, i rastrellamenti e le deportazioni. Il terrore dominava la vita di tutti. La morte incombeva come una spada di Damocle.


Finalmente arriva la liberazione! È la fine di un incubo terribile; è l’inizio di una speranza di pace, di giustizia e di libertà; è la speranza di un mondo migliore!


Dopo anni di sacrifici inauditi esplodeva la gioia. Tutti si abbracciavano. Dopo anni di dolori e lutti tutti sentivano il bisogno di ridere, di cantare, di divertirsi.


Amici e compagni,


non per odio, non per spirito di vendetta, ma per un futuro sereno non dobbiamo mai dimenticare il costo della libertà; non dobbiamo mai dimenticare perché quanto avvenuto non si ripeta mai più.


Nonostante tutto non si può e non si deve vivere nell’odio. Fermo restando un doveroso sentimento di umana pietà per tutti i morti, non possiamo accettare l’equiparazione dei partigiani con i repubblichini di Salò. Osserva giustamente lo storico Sergio Luzzatto: quel che conta non è l’eguaglianza nella morte, ma la diseguaglianza nella vita.


Nei momenti di meditazione, quando si placano gli affanni, quando siamo soli dinanzi a noi stessi, quando arriva il momento della verità possiamo sentire una voce lontana. È una voce profonda, accorata. È la voce della coscienza che, come un giudice implacabile, ci domanda: cosa avete fatto della democrazia per cui donammo la vita?


Questa voce risuona dalle carceri dove sono stati torturati i partigiani, dai luoghi sacri delle Fosse Ardeatine, da Santa’Anna di Stazzema, da Marzabotto, e da dove è stato celebrato l’olocausto alla libertà.


Questa voce ci turba profondamente. Questa voce è un esame della nostra coscienza.
La pacificazione nazionale potrà avvenire solamente con il riconoscimento condiviso della verità storica. Lo spartiacque della verità storica è tra chi ha combattuto per la libertà e chi, invece, anche se in buona fede, per la dittatura.


Solo nel futuro, placate le polemiche politiche e le passioni, il giudizio, su quanto accaduto, potrà essere sereno e basato sulla ragione.


La Costituzione italiana è la stella polare che garantisce a tutti, di qualunque appartenenza politica, la pace, la giustizia e la libertà.


La Costituzione, nata dalla Resistenza, è stata definita il secondo Risorgimento. C’è un filo invisibile che unisce il primo al secondo Risorgimento. Entrambi, se sapremo coglierne il giusto valore e la spiritualità, sono le matrici profonde della nostra identità nazionale. Sono essi i nostri valori essenziali.


Stiamo per entrare nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Nel ricordo dei martiri, del primo e del secondo Risorgimento, dobbiamo prendere l’impegno di rendere l’Italia più libera, più giusta e più onesta.


W l’Unità d’Italia! W la Resistenza ! W la libertà !

(Porta San Paolo- Roma, 25 aprile 2010)


Vittorio Cimiotta

[Presidente FIAP Roma e Lazio]

     

25 APRILE 2010 – POPOLO VIOLA


Amiche, amici,

 

oggi 25 aprile, Festa della Liberazione, siamo qui per testimoniare i valori della Resistenza e della Costituzione.
Spesso, sento ripetere la frase: perché parlare del passato?

 
A cosa serve parlare del passato? La risposta è semplice. La memoria è la base dell’identità di ogni individuo. Come per l’individuo, anche per un popolo la memoria è la base dell’identità collettiva. Senza memoria, senza identità non c’è vita, non c’è futuro. La mancanza di memoria storica degli italiani è la causa di tutti i mali attuali!


Il problema prioritario di ogni società libera è la questione morale. Voglio ricordare le parole che Ferruccio Parri, primo presidente del Consiglio del dopoguerra, rivolse il 23 Giugno 1945 agli italiani: “ Lasciate che io metta in prima linea il lato morale. Non è questo il momento per insistervi, ma è la premessa di tutto, la premessa di ogni resurrezione. Abbiamo bisogno di una lunga e tenace opera di educazione civile che ci liberi da un triste passato e da antiche eredità, che dia agli italiani il senso della serietà morale”.


Oggi, nelle condizioni in cui ci troviamo, sembrano parole provenienti da un altro pianeta.
Se viene ignorata la spinta ideale, se la prassi politica ignora le motivazioni etiche, base di ogni modello di società, lo Stato è alla deriva, lo Stato viene travolto.


Siamo su una china pericolosa. Stiamo assistendo ad un ribaltamento dei valori. Tutto è falsato. Il lupo si traveste da agnello, il despota da liberale, l’indagato diventa legislatore.
È spiacevole constatare che la demagogia e il servilismo dilagano e mistificano la verità.
Stiamo assistendo alla demolizione dei pilastri di garanzia su cui si regge il sistema democratico.


I continui attacchi del premier Berlusconi alla Corte Costituzionale, al Consiglio Superiore della Magistratura, alla Presidenza della Repubblica non rispettano l’autonomia degli organi separati dello Stato, demoliscono gli istituti di garanzia e minano le basi della democrazia. Questa è opera distruttiva, sovversiva!


Lo sfascio continua imperterrito. Stavolta la mannaia è puntata sulla Costituzione. Si accingono a distruggere la Carta Costituzionale che per oltre mezzo secolo ha garantito la pace, i diritti civili e politici e lo sviluppo. Occorre reagire. Occorre una mobilitazione generale per contrastare, con tutti i mezzi legali, questo diabolico disegno che compromette l’Unità nazionale e la democrazia.

W l’Italia. W la Costituzione! W la Resistenza!


(Piazza Navona - Roma, 25 aprile 2010)


Vittorio Cimiotta

[Presidente FIAP Roma e Lazio]

     

L'AVV. CAPUTO NUOVO PRESIDENTE DEL

MOVIMENTO D'AZIONE GIUSTIZIA E LIBERTA' DI TORINO

 

La Federazione nazionale dei Circoli Giustizia e Libertà esprime il suo più vivo compiacimento ed augurio all’avvocato Antonio Caputo per la sua elezione a Presidente del Movimento d’Azione Giustizia e Libertà di Torino. Una scelta appropriata che darà ottimi risultati per l’impegno e per il valore dell’amico Antonio.


Vittorio Cimiotta

[Coordinatore nazionale della Federgielle]

     

IN ONORE DEL PRESIDENTE DEL

MOVIMENTO D’AZIONE GIUSTIZIA E LIBERTÀ

AVV. GUIDO FUBINI

 

E’ mancato ai vivi Guido Fubini, grande protagonista dell’ebraismo e dell’umanesimo integrale, avvocato e giurista, Presidente del Movimento.


Esule in Francia dal 1938 in concomitanza con le odiose leggi razziali, ha svolto attività clandestina dal 1943 durante la Resistenza nelle fila del Movimento Giustizia e Libertà.
Fu tra coloro che, nei primi congressi dell’Unione delle Comunità Ebraiche italiane, si batterono per il superamento dei decreti regi degli anni trenta. Ha contribuito all’elaborazione dell’Intesa tra le Comunità Ebraiche italiane e lo Stato italiano.


Con Alessandro Galante Garrone, Giorgio Diena, Aldo Garosci, Aldo Visalberghi ed altri ha concorso nel 1994 alla fondazione del Movimento d’Azione Giustizia e Libertà, ideale prosecuzione del Movimento fondato dai fratelli Rosselli nel 1929.


Collaboratore di diverse riviste, è stato Direttore della Rassegna mensile Israel dal 1982 al 1996. Ha pubblicato “La condizione giuridica dell’ebraismo italiano”, La Nuova Italia, 1974; “L’Antisemitismo dei poveri”, la Giuntina, 1984; “L’Ultimo treno per Cuneo”, Albert Meynier, 1991; “Lungo viaggio attraverso il pregiudizio”, Rosenberg & Sellier, 1996.


Nella fondamentale opera, “La condizione giuridica dell’ebraismo italiano”, con prefazione di Arturo Carlo Jemolo, Guido Fubini ripropone il grande dibattito al quale è tuttora interessato un ampio ventaglio di forze politiche e di correnti culturali sulle libertà religiose.
Il 1848 ha portato all’emancipazione dei Valdesi e degli Ebrei. Con il Risorgimento si è affermato il riconoscimento dell’eguaglianza dei diritti, già avviata in Italia nel periodo napoleonico. Soltanto dopo la Resistenza e la Liberazione si è passati dal riconoscimento del diritto all’eguaglianza all’affermazione del diritto alla diversità come corollario del principio di libertà. Nel suo studio, Guido Fubini tiene conto del periodo repubblicano, segnato dal progressivo affermarsi della Costituzione per un dibattito giuridico e politico sulle libertà religiose, particolarmente attuale.


Renzo Gattegna, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ha dichiarato, dopo la sua morte: “ho sempre ammirato la sua coerenza e la perfetta sintesi tra l’uomo libero, il giurista e l’ebreo. La sua memoria sia di esempio e di benedizione”.


Non ti dimenticheremo caro Guido!
Alla cenere dei viventi sia la tua terra lieve!


Avv. Antonio CAPUTO

[Movimento Giustizia e Libertà - Torino]

     

I PROFESSORI CON LE ARMI

L’insegnamento nella scuola rappresenta il terzo fuoco che accese nei giovani la voglia di Antifascismo e di Resistenza dopo quelli della propria coscienza e del proprio coraggio.

E’ indubbio che durante il ventennio non tutti i professori erano allineati al regime. Molti erano antifascisti attivi, altri usavano lo strumento dell’insegnamento per rappresentare i difetti dell’ideologia totalitaria in un confronto con le vere democrazie- Molti allievi furono convinti dai loro professori e si decisero a partecipare alla lotta armata per la libertà. Altri scoprirono un avvenire nuovo ma fecero parte della Resistenza non violenta. Nessuno tradì il proprio maestro.

Gli insegnanti antifascisti furono molti, furono coraggiosi in quei tempi difficili e furono amati perché credibili come fu dimostrato da quelli di loro che vollero essere  esempi di vita. Basti ricordare che a Lipari i confinati colti crearono una scuola per i compagni illetterati.

Mille furono i luoghi dove la scuola divenne focolare di libertà, Università, Licei,  Istituti tecnici.

Desidero nominare solo alcuni di questi apostoli: Croce, Salvemini, Menichetti, Venturi, Rossi Doria, Calamandrei, Salvatorelli, Einaudi, Monti, Frassati, Gingzburg,  Dossetti, Marchesi, Codignola, De Ruggero, Capitini e Calogero. Quest’ultimo, filosofo insigne, caposcuola a Pisa e a Roma, sarebbe oggi contento nel vedere la sua creatura, il liberalsocialismo, rinascere nella politica sulle ceneri del marxismo e del nazifascismo.

Qui a Roma desidero ricordare i presidi e i professori del tempo che resero degni di ricordo i licei Tasso, Cavour, Albertelli, Mamiani ed altri. Gli alunni che vissero quel periodo di tempesta e di speranza non dimenticano le figure che li hanno guidati sulla via giusta. Negli anni trenta il fascismo era radicato nella società in maggioranza contenta dell’ordine, delle parate e delle divise. Non fu facile inculcare in giovani liceali o universitari i concetti democratici, la condanna dell’estetica pura e della vacuità, la validità dei principi offesi o dei diritti cancellati.

Vi racconto un piccolo episodio familiare. Avrò avuto sei o sette anni. Un giorno alla fine della mia classe elementare torno a casa tutto vestito di nuovo con la divisa di figlio della lupa e mi presento dal mio babbo tutto fiero. Lui mi guarda e mi dice “come ti hanno combinato”. Io piansi ma quel giorno mi accorsi che mio padre era diverso dagli altri.

Oggi  vi parlerò di tre persone come lui scomparse 66 anni fa.

Salvatore Canalis professore di lettere di 36 anni, Gioacchino Gesmundo professore di storia e filisofia di 36   anni, Pilo Albertelli professore di storia e filosofia di anni 37.

Questi uomini, in un momento della loro vita, scelsero di seguire la via del dovere di cittadino, di insegnante e di antifascista. Sapevano che potevano morire ma non ebbero paura. Potevano forse tradire i propri alunni ai quali avevano insegnato che poteva esistere un’altra Italia, libera e democratica?

Così intellettuali  non addestrati alla guerra presero le armi e divennero combattenti. Questo periodo di lotta, di sacrifici, di carcere e di torture terminò insieme alla loro vita.

Le Fosse Ardeatine sono un simbolo indimenticabile nella storia d’Italia. Luogo di catacombe, sito nella città capitale della Cristianità, tomba di tre generazioni di caduti, abbraccio di  fedi diverse, cattolica, ebraica ed atea, esempio di sacrificio di diverse classi sociali, espressione della comunanza ideale tra combattenti per la libertà ed esseri innocenti.  

Andare alle Fosse era anni fa un’espressione popolare tra le famiglie, i compagni e il popolo romano del tempo.

Ora gli anni hanno diradato queste presenze ma il Mausoleo è diventato una meta delle scuole di tutt’Italia, professori ed alunni. La visita lascia nei cuori un ricordo straziante che non si affievolisce con il tempo. E’ come la memoria degli allievi dei tre professori strappati alla scuola. I loro insegnamenti, provati dal sacrificio, non sono dimenticati.

Salvatore Canalis, Rino per gli amici, nato in Sardegna come altri delle Ardeatine, era uno dei professori del Collegio Militare di via della Lungara a Roma dove insegnava lettere. Appartenente al Partito d’Azione, contribuiva ad un giornale clandestino.  In classe parlava liberamente. Rifiutava di aderire al governo fascista e una sera del 14 marzo quattro agenti della banda Kock alle 22  lo arrestavano a casa e lo portavano alla Pensione Oltremare dove era già stato rinchiuso Pilo Albertelli. Torturato non parlava. Il 24 marzo, compreso nella lista dei cinquanta redatta dal questore Caruso, veniva portato a Regina Coeli e quindi alla morte.    

Di Gioacchino Gesmundo e Pilo Albertelli potrei parlarne insieme.

Alti, di bell’aspetto, con i baffi e folti capelli, si assomigliavano molto. Avevano circa la stessa età, ambedue insegnavano storia e filosofia. Avevano una grande comunicativa con gli alunni. Erano idealisti nel significato che gli ideali sono il valore portante della vita. Fecero la Resistenza, furono torturati. Morirono nello stesso luogo. Ambedue insigniti di Medaglia d’oro. Solo nelle fedi politiche erano diversi. L’uno era comunista, l’altro azionista.

Sono quegli uomini capaci di cambiare la propria vita senza guardare indietro. Destinati al sacrificio, conoscevano in anticipo il loro destino. Sono così ricordati melanconici e determinati, figure d’altri tempi e per questo commoventi. Nelle scuole a loro intitolate vivono ancora nel ricorrente ricordo dei professori e degli alunni come eroi innocenti nelle loro vite immacolate e inattaccabili. In un mondo come l’attuale pieno di grida, di fazioni, di ignoranza e di indifferenza l’esempio di questi professori fa sognare e sperare in un ritorno di ideali, di sentimenti e di stile.

Essi non avevano paura di morire ma non potevano pensare di farlo così. Mentre, chiusi con le mani legate dentro camion blindati, percorrevano l’Appia antica, qualcuno sentì levarsi un canto, l’inno di Garibaldi “Si scopron le tombe, si levano i morti”. Se è vero, non ci fu inno più appropriato al vicino martirio. Martirio epico nelle sue caratteristiche e nella violenza degli aguzzini.

Partigiani di tutte le formazioni, militari di tutti i gradi, ebrei senza colpa, gente semplice rastrellata nelle vie, un prete, un bambino sentirono i colpi delle pallottole che massacravano quelli che erano entrati nella fossa prima di loro. Le grida, i lamenti e le preghiere tutt’intorno.

Così fu eretta per loro una tomba sotto un’unica pietra, una chiesa laica per degli uguali.             

La tristezza di questo 24 marzo ricordata oggi viene però superata dalla serenità che sorge in noi familiari quando le figure dei nostri cari e quelle degli altri caduti riappaiono in questa Casa della Memoria, al Museo di Via Tasso, all’ANPPIA, al Circolo G&L, luoghi dei racconti della storia migliore del nostro Paese.

(24 marzo 2010)

Guido Albertelli

[Circolo "Giustizia e Libertà" di Roma]

     

Fiap: il Consiglio Federale elegge il nuovo Direttivo

Ricostituita la Presidenza Onoraria della Federazione Italiana Associazioni Partigiane

Il 6 novembre scorso, nella sede di via De Amicis, si è riunito Il Consiglio Federale della Fiap per fare il punto sull’attività fin qui svolta, con riferimento in particolare all’impegno profuso e sostenuto dal nuovo gruppo dirigente dopo la scomparsa del compianto Aldo Aniasi, negli ultimi anni animatore instancabile e insostituibile di tutte le iniziative promosse dalla Federazione e attento direttore e coordinatore della rilanciata “Lettera ai Compagni, l’organo ufficiale della Fiap, rivista a suo tempo fondata da Ferruccio Parri.
Assente giustificato il presidente avvocato Francesco Berti Arnoaldi Veli, la presidenza viene assunta dal vice Presidente avvocato Guido Borsellini, il quale chiama a svolgere la funzione di Segretario il dottor Giorgio Cavalca.
I lavori vengono condotti da uno dei vice presidenti, il dottor Mario Artali (che poi sarà nominato vice Presidente Vicario) il quale incentra la discussione sui punti all’ordine del giorno: nomina del Presidente, nomina dei vice Presidenti (da uno a tre), nomina dei membri del Consiglio Direttivo e dei collegi dei Revisori dei Conti e dei Probiviri, nomina del direttore di “Lettera ai Compagni”. Un altro importante punto oggetto di discussione riguarda i bilanci consuntivi 2005, 2006, 2007, 2008.
In una sala affollata (erano presenti, nella persona del loro rappresentante legale, 70 Associazioni federate) Artali, dopo aver fatto una rapida panoramica sulle iniziative più significative degli ultimi tempi, ha ricordato che la Fondazione intitolata ad Aldo Aniasi è ora una realtà avendo ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica dagli organi di governo. Artali ha poi voluto sinteticamente illustrare le finalità della Fondazione Aldo Aniasi che si richiamano alla memoria e allo studio della figura del “comandate Iso” come combattente per la libertà e al lavoro svolto da Aniasi come politico e amministratore pubblico. Questa istituzione – è stato sottolineato – si affiancherà alla Fiap non soltanto nel ricordo di Aldo Aniasi ma anche per continuare la sua apprezzatissima opera.
Si arriva al momento centrale del Federale: Artali propone di nominare una commissione elettorale che dovrà proporre i nomi
che andranno a formare i nuovi organi sociali. Della commissione vengono chiamati a far parte, con l’unanime consenso del Consiglio, Giorgio Cavalca, Vittorio Cimiotta e Ferruccio Parri.
Dopo questo atto, essenziale per l’attività e la vita della stessa Fiap, si apre la discussione alla quale partecipano numerosi rappresentanti delle associazioni federate. Diventa un lavoro improbo ricordare tutti gli interventi, da quello di Guido Bersellini che sottolinea l’importante giornata di studio svoltasi al De Amicis sul ruolo delle Forze Armate nella lotta di Liberazione. Seguono Renzo Biondo, uno dei vice presidenti della Fiap, Walter Ramacciotti, Gianni Mariani, Sergio Fogagnolo, Vittorio Cimiotta, Antonio Caputo, Alfredo Giuseppe Gandini.
Si passa poi alle relazioni del Tesoriere e del Collegio dei Revisori dei Conti sui bilanci consuntivi. Il Presidente cede la parola a Giorgio Cavalca che si sofferma brevemente sui bilanci ricordando la solidità della Federazione e “la riduzione della dimensione dei conti della gestione, largamente influenzata dalla graduale diminuzione del contributo ministeriale”.
Dopo questa relazione, unita a quella dei Collegio dei revisori, il Consiglio federale, all’unanimità dei presenti, delibera di approvare i bilanci chiusi al 31 dicembre del 2005, 20006, 2007 e 2008.
Si procede poi all’approvazione dell’adesione alla Federazione Italiana Associazioni Partigiane, dei seguenti soggetti: Circolo Rosselli di Milano (Presidente Francesco Somaini; Circolo “Giustizia e Libertà” (circolo politico culturale) di Pomigliano d’Arco; Movimento d’Azione “Giustizia e Libertà” di Torino (Presidente avvocato Guido Fubini, vice Presidente avvocato Antonio Caputo); Associazione per la fondazione Aldo Aniasi di Milano (Presidente dottor Mario Artali); Associazione “Le radici della pace- 1 15” di Dresano (Milano) (Presidente Sergio Fogagnolo, vice Presidente Angiola Gasparini).
Artali annuncia poi al Consiglio Federale che il Consiglio Direttivo, nella sua ultima riunione, “ha raccomandato la ricostituzione della Presidenza Onoraria della Federazione, istituto di cui fanno parte: Vittore Bocchetta, Giorgio Benvenuto, Fernanda Contri, Mauro Ferri, Antonio Maccanico, Carlo Ripa di Meana, Giorgio Ruffolo, oltre naturalmente a Dino Fiorot, che ne faceva già parte.
Il Consiglio Federale approva all’unanimità la ricostituzione della Presidenza Onoraria.
Nel frattempo sono pervenuti i risultati della Commissione elettorale che ha raccolto un largo consenso sulla conferma degli organi uscenti approvando l’ingresso nel Consiglio Direttivo di Antonio Caputo e Sergio Fogagnolo e di Emanulea Cozzi nel Collegio dei revisori dei Conti.
Il Consiglio Federale delibera poi, per acclamazione, di confermare Presidente Nazionale della Fiap l’avvocato Francesco Berti Arnoaldi Veli. Infine, Il Consiglio Federale, all’unanimità dei presenti, delibera di nominare i componenti degli organi direttivi. La composizione del Consiglio Direttivo è pubblicata nella pagina che segue.

________ F.I.A.P. ________
Federazione Italiana Associazioni Partigiane
(Ente morale – D.P.R. 20.11.1963)

Organi Statutari della F.I.A.P.
Eletti dal Consiglio Federale del 6 novembre 2009 Milano

 Presidenza Onoraria
Giorgio Benvenuto – Vittore Bocchetta - Fernanda Contri - Mauro Ferri -
Dino Fiorot - Antonio Maccanico – Carlo Ripa di Meana - Giorgio Ruffolo

 Presidente Nazionale
Francesco Berti Arnoaldi Veli

 Vicepresidenti
Mario Artali Vice Presidente Vicario - Guido Bersellini - Renzo Biondo

Comitato Direttivo Nazionale
Salvatore Bellini - Antonio Caputo - Ettore Carinelli - Giorgio Gabriele Cavalca Tesoriere
Vittorio Cimiotta - Giancarla Codrignani - Sergio Fogagnolo - Alfredo Mazzucchelli - Amos Messori -
Beppe Migliore - Ferruccio Parri - Direttore di “Lettera ai Compagni” Luigi Francesco Morrone

Comitato Direttivo Nazionale Supplenti
Alessia Potecchi - Walter Ramacciotti - Riccardo Rudelli

 Revisori dei Conti
Dario Mezgec Presidente
Emanuela Cozzi Effettivo
Marco Dari Effettivo
Luigi Ciceri Supplente
Gianpaolo Danesin Supplente

 Collegio dei Probiviri
Giorgio Parri Presidente
Mario Aniasi Effettivo
Gianni Mariani Effettivo
Bruno Aymone Supplente
Giancarlo Bastanzetti Supplente

     

La Federgielle partecipa alla

"Società Pannunzio per la libertà d'informazione"

 

La Società Pannunzio (che rende omaggio al direttore del Mondo, figura di combattivo liberale progressista che ebbe al suo fianco, fra gli altri, personaggi del calibro di Ernesto Rossi, Vittorio De Caprariis, Guido Calogero, Arturo Carlo Jemolo, Nicola Chiaromonte) nasce per denunciare il grave stato di malattia in cui versa il nostro sistema dell'informazione (e tentare di porvi rimedio).
Nel sito internet dell'associazione - alla quale partecipa in veste di fondatore l'Avv. Antonio Caputo, come rappresentante della Federazione Nazionale dei Circoli Giustizia e Libertà - sono disponibili i primi documentati interventi che danno un quadro assai preoccupante della situazione italiana.
Qui di seguito proponiamo la carta d'intenti della Società Pannunzio.

societa-pannunzioSocietà Pannunzio per la libertà d’informazione

Dichiarazione d’intenti

1. Essere consapevoli che i media non sono liberi

Nella nuova era dei media la libertà d’informazione è garantita bene o male da Costituzioni e leggi, ma nella realtà i media sono manipolati, eterodiretti, conformisti. Il giornalisti perdono il loro ruolo di testimoni della realtà e sono trasformati in canali di trasmissione di messaggi altrui. Il lettore, lo spettatore e l’ascoltatore sono ridotti a oggetti inconsapevoli e non sono titolari di alcun diritto. Ora i media si identificano sempre più con le loro proprietà.

2. Non c’e’ democrazia senza informazione indipendente

Le democrazie occidentali non sono più tali se manca un requisito minimo di democrazia come un’informazione indipendente. Ora il gioco politico, soprattutto in Italia, è visibilmente truccato dalla manipolazione dell’opinione pubblica. Abbiamo tanto combattuto affinché le elezioni politiche fossero libere, bisogna cominciare a lottare affinché anche le opinioni siano libere, ovvero liberamente formate.

3. I tre poteri della “sfera pubblica”: per un nuovo separatismo

Nelle società moderne la complessiva “sfera pubblica” è composta dall’apparato politico e statale, dal potere economico e dal potere mediatico. Questi tre poteri, invece d’essere separati, sono strettamente intrecciati. Bisognerebbe che diventassero consapevolezza di massa i guasti provocati dalla terribile distorsione causata dalla dipendenza delle forze politiche dai finanziamenti leciti e illeciti; i guasti generati dalla informazione eterodiretta da quegli stessi poteri economici e politici; i guasti provocati al mercato dalla burocrazia politica e dalla dipendenza dai finanziamenti pubblici.

4. Cittadini, lettori, consumatori

Va fondato pressoché dal nulla il “diritto dei lettori”, i quali ora sono senza difese sia in quanto cittadini (non viene garantita loro né la pluralità né l’indipendenza dell’informazione) sia in quanto consumatori. Eppure come compratori di un bene essi sono “consumatori” (peraltro di una merce ben più delicata di altre, perché condiziona la salute mentale e democratica) e quindi dovrebbero acquisire almeno diritti analoghi a quelli che con fatica hanno gli acquirenti di un qualunque bene di consumo, in fatto di trasparenza, di non commistione di interessi, di non inquinamento della notizia.

5. L’informazione nella rete

Internet rappresenta il media più grande mai esistito, per le dimensioni del pubblico cui si rivolge, ed è caratterizzato dalla mancanza di una rigida separazione tra utenti e produttori di informazione: chiunque, in pochi click, ne legge e ne produce. L’informazione in Rete corre, dunque, lungo linee orizzontali che incrociano costantemente quelle verticali dei media tradizionali e che, proprio in quanto orizzontali, si sottraggono alle logiche e alle dinamiche di controllo che hanno, sin qui, impedito che stampa, radio e televisione svolgessero in modo libero il loro ruolo fondamentale in ogni Paese democratico: quello di creare attraverso il racconto libero ed indipendente dei fatti e della storia una coscienza civile nei cittadini, trasformandoli da soggetti passivi della democrazia a suoi protagonisti. Difendere la libertà di manifestazione del pensiero in Internet significa difendere questa speranza.

6. Una politica riformatrice

Tra le emergenze democratiche va annoverata una vera riforma, legislativa e non, che costruisca cinque condizioni strutturali sia per garantire la libertà d’informazione sia per fondare i diritti dei lettori-consumatori: (1) sancire la rilevanza di primario interesse pubblico d’una informazione libera e indipendente, quale componente necessaria per l’esistenza di una democrazia politica; (2) prendere consapevolezza che la libertà d'informare può essere garantita esclusivamente da un effettivo pluralismo delle fonti; (3) perseguire una politica che si ponga come fine la massima separazione possibile tra i poteri della “sfera pubblica” e quindi anche tra il potere economico e quello mediatico; (4) governance con una propria esclusiva tipicità che tenda a realizzare progressivamente il principio separatista tra la proprietà del mezzo e la gestione giornalistica, anche attraverso passi intermedi come la sterilizzazione del controllo proprietario sui contenuti informativi; (5) considerare basilare la presenza del lettore-consumatore tra i protagonisti della comunicazione.

 

 

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