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telefax: 06/ 58.10.590 - email sito:
fiap.roma@fastwebnet.it La Federazione nazionale dei circoli Giustizia e Libertà che si richiama alle gloriose tradizioni del movimento omonimo fondato nel 1929 a Parigi dai fratelli Rosselli e del partito d’Azione, comunica la propria adesione alla manifestazione Nazionale indetta dalla FNSI prevista per il 1 luglio 2010 alle ore 17 a Piazza Navona in Roma. In un paese civile, serio e democratico la libertà di stampa è un diritto fondamentale che dobbiamo difendere. Vittorio Cimiotta [Coordinatore nazionale]
FIAT VOLUNTAS VESTRA Alla fine di una lunga ed estenuante trattativa passa un accordo sofferto, ma separato, perché pronti a firmare sono solo FIM – UILM – FISMIC E UGL, tranne la FIOM, che si è tirata indietro accusando le altre Organizzazioni Sindacali di aver ceduto al ricatto FIAT.Ma sarà vincolante il referendum, al quale tutti, Azienda e Sindacati, si rimettono per la firma definitiva.Fiat voluntas vestra, amici e compagni lavoratori, a Voi è affidata la vita o la morte di questo stabilimento che nel bene e nel male è l’unica fonte di sopravvivenza per circa 15.000 famiglie. Brutta storia per le relazioni sindacali. Una proposta, quella della FIAT, che non concede margini di trattativa sia sull’orario di lavoro, che è in contraddizione con la direttiva europea, sia sulle clausole punitive e la malattia. Quattordici punti che per i rappresentanti della FIAT rimangono punti cardine, tutti da prendere o lasciare, e che per la FIOM sono da negoziare. Una proposta che non lascia margini di trattativa e di cui, qualunque sia l’esito, si parlerà per molto tempo! E’ un momento difficile, i no non servono, bisogna assumersi tutte le responsabilità perché c’è un intero sistema che va dalle imprese di servizio agli esercizi commerciali che vivono esclusivamente con questo Stabilimento. Posizioni pilatesche non servono e bene ha fatto la C.G.I.L. Campania a lanciare un appello ai lavoratori a non dividersi, a votare per l’accordo ed «ad assumere decisioni all’altezza del momento, com’è nella storia meridionale della C.G.I.L.». Pomigliano d’Arco, piccola città dell’hinterland napoletano sta subendo oggi una crisi economica più grave rispetto alle altre città, principalmente perché essa risponde ad una vocazione univoca di città industriale. E' una delle poche concentrazioni industriali della Campania ed è stata investita da processi di deindustrializzazione e crisi drammatici. Basta guardare gli indici della disoccupazione giovanile e quelli della disoccupazione di ritorno, cioè di quelli che avevano un lavoro e non ce l’hanno più, per rendersi conto di quante nuove forme di emarginazioni sono presenti su questo territorio. Un territorio e una città in agonia, dissanguata negli ultimi anni da un assetto clientelare fortemente proteso allo spreco del denaro pubblico. Un male oscuro, che tocca l’anima, la nostra coscienza , l’ha già messa in ginocchio: la miseria! Non vorremmo che questo «salto culturale» che Sergio Marchionne chiede ai Sindacati divenisse «scuola», con un unico risultato: sacrificare Pomigliano e con essa il destino e il futuro di tantissime famiglie. Giovanni De Falco [Responsabile FIAP territoriale]
AI LETTORI
LA FIAP E “LETTERA AI COMPAGNI”
DESIDERANO RINGRAZIARE VIVAMENTE TUTTI COLORO CHE IN QUESTI ANNI CI
HANNO SOSTENUTO ATTRAVERSO ABBONAMENTI, SOTTOSCRIZIONI E CONTRIBUTI
PERSONALI. Gino Morrone
(Direttore responsabile di "Lettera ai
Compagni")
25 APRILE 2010 – FESTA
DELLA LIBERAZIONE Amiche e amici,
[Presidente FIAP Roma e Lazio]
25 APRILE 2010 – POPOLO VIOLA
oggi 25 aprile, Festa della
Liberazione, siamo qui per testimoniare i valori della Resistenza e
della Costituzione.
[Presidente FIAP Roma e Lazio]
L'AVV. CAPUTO NUOVO PRESIDENTE DEL MOVIMENTO D'AZIONE GIUSTIZIA E LIBERTA' DI TORINO
La Federazione nazionale dei Circoli Giustizia e Libertà esprime il suo più vivo compiacimento ed augurio all’avvocato Antonio Caputo per la sua elezione a Presidente del Movimento d’Azione Giustizia e Libertà di Torino. Una scelta appropriata che darà ottimi risultati per l’impegno e per il valore dell’amico Antonio.
[Coordinatore nazionale della Federgielle]
IN ONORE DEL PRESIDENTE DEL MOVIMENTO D’AZIONE GIUSTIZIA E LIBERTÀ AVV. GUIDO FUBINI
E’ mancato ai vivi Guido Fubini, grande protagonista dell’ebraismo e dell’umanesimo integrale, avvocato e giurista, Presidente del Movimento.
[Movimento Giustizia e Libertà - Torino]
I PROFESSORI CON LE ARMI L’insegnamento nella scuola rappresenta il terzo fuoco che accese nei giovani la voglia di Antifascismo e di Resistenza dopo quelli della propria coscienza e del proprio coraggio. E’ indubbio che durante il ventennio non tutti i professori erano allineati al regime. Molti erano antifascisti attivi, altri usavano lo strumento dell’insegnamento per rappresentare i difetti dell’ideologia totalitaria in un confronto con le vere democrazie- Molti allievi furono convinti dai loro professori e si decisero a partecipare alla lotta armata per la libertà. Altri scoprirono un avvenire nuovo ma fecero parte della Resistenza non violenta. Nessuno tradì il proprio maestro. Gli insegnanti antifascisti furono molti, furono coraggiosi in quei tempi difficili e furono amati perché credibili come fu dimostrato da quelli di loro che vollero essere esempi di vita. Basti ricordare che a Lipari i confinati colti crearono una scuola per i compagni illetterati. Mille furono i luoghi dove la scuola divenne focolare di libertà, Università, Licei, Istituti tecnici. Desidero nominare solo alcuni di questi apostoli: Croce, Salvemini, Menichetti, Venturi, Rossi Doria, Calamandrei, Salvatorelli, Einaudi, Monti, Frassati, Gingzburg, Dossetti, Marchesi, Codignola, De Ruggero, Capitini e Calogero. Quest’ultimo, filosofo insigne, caposcuola a Pisa e a Roma, sarebbe oggi contento nel vedere la sua creatura, il liberalsocialismo, rinascere nella politica sulle ceneri del marxismo e del nazifascismo. Qui a Roma desidero ricordare i presidi e i professori del tempo che resero degni di ricordo i licei Tasso, Cavour, Albertelli, Mamiani ed altri. Gli alunni che vissero quel periodo di tempesta e di speranza non dimenticano le figure che li hanno guidati sulla via giusta. Negli anni trenta il fascismo era radicato nella società in maggioranza contenta dell’ordine, delle parate e delle divise. Non fu facile inculcare in giovani liceali o universitari i concetti democratici, la condanna dell’estetica pura e della vacuità, la validità dei principi offesi o dei diritti cancellati. Vi racconto un piccolo episodio familiare. Avrò avuto sei o sette anni. Un giorno alla fine della mia classe elementare torno a casa tutto vestito di nuovo con la divisa di figlio della lupa e mi presento dal mio babbo tutto fiero. Lui mi guarda e mi dice “come ti hanno combinato”. Io piansi ma quel giorno mi accorsi che mio padre era diverso dagli altri. Oggi vi parlerò di tre persone come lui scomparse 66 anni fa. Salvatore Canalis professore di lettere di 36 anni, Gioacchino Gesmundo professore di storia e filisofia di 36 anni, Pilo Albertelli professore di storia e filosofia di anni 37. Questi uomini, in un momento della loro vita, scelsero di seguire la via del dovere di cittadino, di insegnante e di antifascista. Sapevano che potevano morire ma non ebbero paura. Potevano forse tradire i propri alunni ai quali avevano insegnato che poteva esistere un’altra Italia, libera e democratica? Così intellettuali non addestrati alla guerra presero le armi e divennero combattenti. Questo periodo di lotta, di sacrifici, di carcere e di torture terminò insieme alla loro vita. Le Fosse Ardeatine sono un simbolo indimenticabile nella storia d’Italia. Luogo di catacombe, sito nella città capitale della Cristianità, tomba di tre generazioni di caduti, abbraccio di fedi diverse, cattolica, ebraica ed atea, esempio di sacrificio di diverse classi sociali, espressione della comunanza ideale tra combattenti per la libertà ed esseri innocenti. Andare alle Fosse era anni fa un’espressione popolare tra le famiglie, i compagni e il popolo romano del tempo. Ora gli anni hanno diradato queste presenze ma il Mausoleo è diventato una meta delle scuole di tutt’Italia, professori ed alunni. La visita lascia nei cuori un ricordo straziante che non si affievolisce con il tempo. E’ come la memoria degli allievi dei tre professori strappati alla scuola. I loro insegnamenti, provati dal sacrificio, non sono dimenticati. Salvatore Canalis, Rino per gli amici, nato in Sardegna come altri delle Ardeatine, era uno dei professori del Collegio Militare di via della Lungara a Roma dove insegnava lettere. Appartenente al Partito d’Azione, contribuiva ad un giornale clandestino. In classe parlava liberamente. Rifiutava di aderire al governo fascista e una sera del 14 marzo quattro agenti della banda Kock alle 22 lo arrestavano a casa e lo portavano alla Pensione Oltremare dove era già stato rinchiuso Pilo Albertelli. Torturato non parlava. Il 24 marzo, compreso nella lista dei cinquanta redatta dal questore Caruso, veniva portato a Regina Coeli e quindi alla morte. Di Gioacchino Gesmundo e Pilo Albertelli potrei parlarne insieme. Alti, di bell’aspetto, con i baffi e folti capelli, si assomigliavano molto. Avevano circa la stessa età, ambedue insegnavano storia e filosofia. Avevano una grande comunicativa con gli alunni. Erano idealisti nel significato che gli ideali sono il valore portante della vita. Fecero la Resistenza, furono torturati. Morirono nello stesso luogo. Ambedue insigniti di Medaglia d’oro. Solo nelle fedi politiche erano diversi. L’uno era comunista, l’altro azionista. Sono quegli uomini capaci di cambiare la propria vita senza guardare indietro. Destinati al sacrificio, conoscevano in anticipo il loro destino. Sono così ricordati melanconici e determinati, figure d’altri tempi e per questo commoventi. Nelle scuole a loro intitolate vivono ancora nel ricorrente ricordo dei professori e degli alunni come eroi innocenti nelle loro vite immacolate e inattaccabili. In un mondo come l’attuale pieno di grida, di fazioni, di ignoranza e di indifferenza l’esempio di questi professori fa sognare e sperare in un ritorno di ideali, di sentimenti e di stile. Essi non avevano paura di morire ma non potevano pensare di farlo così. Mentre, chiusi con le mani legate dentro camion blindati, percorrevano l’Appia antica, qualcuno sentì levarsi un canto, l’inno di Garibaldi “Si scopron le tombe, si levano i morti”. Se è vero, non ci fu inno più appropriato al vicino martirio. Martirio epico nelle sue caratteristiche e nella violenza degli aguzzini. Partigiani di tutte le formazioni, militari di tutti i gradi, ebrei senza colpa, gente semplice rastrellata nelle vie, un prete, un bambino sentirono i colpi delle pallottole che massacravano quelli che erano entrati nella fossa prima di loro. Le grida, i lamenti e le preghiere tutt’intorno. Così fu eretta per loro una tomba sotto un’unica pietra, una chiesa laica per degli uguali. La tristezza di questo 24 marzo ricordata oggi viene però superata dalla serenità che sorge in noi familiari quando le figure dei nostri cari e quelle degli altri caduti riappaiono in questa Casa della Memoria, al Museo di Via Tasso, all’ANPPIA, al Circolo G&L, luoghi dei racconti della storia migliore del nostro Paese. (24 marzo 2010) Guido Albertelli [Circolo "Giustizia e Libertà" di Roma]
Fiap: il Consiglio Federale elegge il nuovo Direttivo Ricostituita la Presidenza Onoraria della Federazione Italiana Associazioni Partigiane
Il 6 novembre scorso, nella sede di
via De Amicis, si è riunito Il Consiglio Federale della Fiap per
fare il punto sull’attività fin qui svolta, con riferimento in
particolare all’impegno profuso e sostenuto dal nuovo gruppo
dirigente dopo la scomparsa del compianto Aldo Aniasi, negli ultimi
anni animatore instancabile e insostituibile di tutte le iniziative
promosse dalla Federazione e attento direttore e coordinatore della
rilanciata “Lettera ai Compagni, l’organo ufficiale della Fiap,
rivista a suo tempo fondata da Ferruccio Parri.
________ F.I.A.P. ________
Organi Statutari della F.I.A.P.
Presidenza Onoraria
Presidente Nazionale
Vicepresidenti
Revisori dei Conti
Collegio dei Probiviri
La Federgielle partecipa alla "Società Pannunzio per la libertà d'informazione"
La Società Pannunzio (che rende omaggio al
direttore del Mondo,
figura di combattivo liberale progressista che ebbe al suo
fianco, fra gli altri, personaggi del calibro di Ernesto Rossi,
Vittorio De Caprariis, Guido Calogero, Arturo Carlo Jemolo,
Nicola Chiaromonte) nasce per denunciare il grave stato di
malattia in cui versa il nostro sistema dell'informazione (e
tentare di porvi rimedio).
Nel
sito
internet dell'associazione -
alla quale partecipa in veste di fondatore l'Avv.
Antonio Caputo, come rappresentante della Federazione
Nazionale dei Circoli Giustizia e Libertà - sono disponibili
i primi documentati interventi che danno un quadro assai
preoccupante della situazione italiana.
Qui di seguito proponiamo la carta d'intenti della Società Pannunzio.
Dichiarazione d’intenti 1. Essere consapevoli che i media non sono liberi Nella nuova era dei media la libertà d’informazione è garantita bene o male da Costituzioni e leggi, ma nella realtà i media sono manipolati, eterodiretti, conformisti. Il giornalisti perdono il loro ruolo di testimoni della realtà e sono trasformati in canali di trasmissione di messaggi altrui. Il lettore, lo spettatore e l’ascoltatore sono ridotti a oggetti inconsapevoli e non sono titolari di alcun diritto. Ora i media si identificano sempre più con le loro proprietà. 2. Non c’e’ democrazia senza informazione indipendente Le democrazie occidentali non sono più tali se manca un requisito minimo di democrazia come un’informazione indipendente. Ora il gioco politico, soprattutto in Italia, è visibilmente truccato dalla manipolazione dell’opinione pubblica. Abbiamo tanto combattuto affinché le elezioni politiche fossero libere, bisogna cominciare a lottare affinché anche le opinioni siano libere, ovvero liberamente formate. 3. I tre poteri della “sfera pubblica”: per un nuovo separatismo Nelle società moderne la complessiva “sfera pubblica” è composta dall’apparato politico e statale, dal potere economico e dal potere mediatico. Questi tre poteri, invece d’essere separati, sono strettamente intrecciati. Bisognerebbe che diventassero consapevolezza di massa i guasti provocati dalla terribile distorsione causata dalla dipendenza delle forze politiche dai finanziamenti leciti e illeciti; i guasti generati dalla informazione eterodiretta da quegli stessi poteri economici e politici; i guasti provocati al mercato dalla burocrazia politica e dalla dipendenza dai finanziamenti pubblici. 4. Cittadini, lettori, consumatori Va fondato pressoché dal nulla il “diritto dei lettori”, i quali ora sono senza difese sia in quanto cittadini (non viene garantita loro né la pluralità né l’indipendenza dell’informazione) sia in quanto consumatori. Eppure come compratori di un bene essi sono “consumatori” (peraltro di una merce ben più delicata di altre, perché condiziona la salute mentale e democratica) e quindi dovrebbero acquisire almeno diritti analoghi a quelli che con fatica hanno gli acquirenti di un qualunque bene di consumo, in fatto di trasparenza, di non commistione di interessi, di non inquinamento della notizia. 5. L’informazione nella rete Internet rappresenta il media più grande mai esistito, per le dimensioni del pubblico cui si rivolge, ed è caratterizzato dalla mancanza di una rigida separazione tra utenti e produttori di informazione: chiunque, in pochi click, ne legge e ne produce. L’informazione in Rete corre, dunque, lungo linee orizzontali che incrociano costantemente quelle verticali dei media tradizionali e che, proprio in quanto orizzontali, si sottraggono alle logiche e alle dinamiche di controllo che hanno, sin qui, impedito che stampa, radio e televisione svolgessero in modo libero il loro ruolo fondamentale in ogni Paese democratico: quello di creare attraverso il racconto libero ed indipendente dei fatti e della storia una coscienza civile nei cittadini, trasformandoli da soggetti passivi della democrazia a suoi protagonisti. Difendere la libertà di manifestazione del pensiero in Internet significa difendere questa speranza. 6. Una politica riformatrice Tra le emergenze democratiche va annoverata una vera riforma, legislativa e non, che costruisca cinque condizioni strutturali sia per garantire la libertà d’informazione sia per fondare i diritti dei lettori-consumatori: (1) sancire la rilevanza di primario interesse pubblico d’una informazione libera e indipendente, quale componente necessaria per l’esistenza di una democrazia politica; (2) prendere consapevolezza che la libertà d'informare può essere garantita esclusivamente da un effettivo pluralismo delle fonti; (3) perseguire una politica che si ponga come fine la massima separazione possibile tra i poteri della “sfera pubblica” e quindi anche tra il potere economico e quello mediatico; (4) governance con una propria esclusiva tipicità che tenda a realizzare progressivamente il principio separatista tra la proprietà del mezzo e la gestione giornalistica, anche attraverso passi intermedi come la sterilizzazione del controllo proprietario sui contenuti informativi; (5) considerare basilare la presenza del lettore-consumatore tra i protagonisti della comunicazione.
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