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Piero Gobetti |
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Alessandro
Galante Garrone |
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Leone Ginzburg
(ritratto dipinto da Carlo
Levi) |
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Riccardo
Lombardi |
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Leo Valiani |
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Tristano
Codignola |
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Carlo Levi |
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REPUBBLICA ROMANA DEL 1849
CONVEGNO IN OCCASIONE DEL 163° ANNIVERSARIO
F.I.A.P
( Federazione italiana Associazioni Partigiane )
A.M.I.
(Associazione mazziniana – Sezione di Roma )
invitano la S.V.
al convegno
“ IN RICORRENZA DEL 163° ANNIVERSARIO DELLA
REPUBBLICA ROMANA DEL 1849 ”
Casa della Memoria e della Storia
Via San Francesco di Sales n.5 – Roma
Giovedì, 9 febbraio 2012 - ore 11.00
Porta il saluto
Vittorio Cimiotta – Presidente F.I.A.P. Roma e Lazio
Presiede
Massimo Scioscioli - Presidente A.M.I. – Sezione di Roma
Relatori
Maria Immacolata Macioti – Università di Roma 3
Ahmad Ejaz – giornalista – membro Fondazione europea per la
democrazia.
Al termine i cori degli Istituti Manin e Nazario Sauro
eseguiranno una scelta di canti Risorgimentali.
|
Giorgio Bocca
Partigiano, maestro ed esempio dei nostri tempi
La scomparsa di Giorgio Bocca ci addolora profondamente. Con lui
muore l’ultimo grande azionista che ci lascia un vuoto indicibile.
Quando il 30 aprile 2005 organizzammo alla Sala Umberto di Roma
l’evento della costituzione della “Federazione nazionale dei circoli
Giustizia e Libertà” (www.federgielle.org), Giorgio Bocca ci
concesse una video intervista che ebbe molto successo e che
rappresenta una testimonianza dei valori che hanno segnato tutta la
sua vita.
Accettò di inserire il suo nome nella Presidenza Onoraria della
costituenda Federazione e tale consenso per noi vale quale
riconoscimento che ancora ci onora.
Resta di lui un grande insegnamento ed un grande esempio di vita che
illumina la coscienza di ogni cittadino di buona volontà. Grazie
Giorgio, resterai nostri cuori.
Vittorio Cimiotta
[Coordinatore - Federazione nazionale circoli “Giustizia e Libertà”
] |
F.I.A.P.
Federazione Italiana Associazioni Partigiane
E
Circolo Carlo Cattaneo
invitano la S.V.
alla presentazione del libro
“Costituenti ombra”
Altri luoghi e altre figure della politica italiana
(1943/1948)
a cura di A.Buratti e
M.Fioravanti
Circolo Carlo Cattaneo
Editore Carocci
che si terrà presso la
Casa della Memoria e della Storia
Via San Francesco di Sales, 5 – Roma
Martedi, 24 maggio 2011- ore 17,30
Porta il saluto: Vittorio Cimiotta – Presidente F.I.A.P. -
Roma
Relatori: Augusto Cerri, Carmela Decaro, Luca Scuccimarra e
Massimo Siclara.
Coordina: Cesare Pinelli
Sarà presente l’autore
F.I.A.P.
(Federazione Italiana
Associazioni Partigiane)
in collaborazione con
CIRCOLO GIUSTIZIA E LIBERTÀ,
A.N.P.P.I.A.
(Associazione Nazionale
Perseguitati Politici Antifascisti)
Servizio Spazi Culturali della Casa della
Memoria e della Storia.
invitano la S.V.
alla inaugurazione della
mostra
QUOTIDIANI CLANDESTINI IN ITALIA
che
ha inizio giovedi 20 gennaio 2011, ore 10,
e prosegue fino al 19 febbraio 2011
presso la
Casa della Memoria e della Storia
Via San Francesco di Sales,5 Roma
Introducono: Vittorio Cimiotta
e Guido Albertelli.
Dopo
l’assassinio di Giacomo Matteotti e l’arrogante discorso di
Mussolini in Parlamento del 3 gennaio 1925, passato alla
storia come il ''mezzo colpo di Stato'', il regime fascista,
già insediato al governo per incarico del Re Vittorio
Emanuele III, sopprime definitivamente la libertà di stampa
e tutti i diritti costituzionali e democratici.
Ad opera di Gaetano Salvemini, Carlo e Nello Rosselli,
Ernesto Rossi e Nello Traquandi nasce a Firenze il primo
giornale clandestino antifascista, il ''Non Mollare'', che
ha gloriosa ma breve vita.
Durante il ventennio, l’attività antifascista clandestina
organizzata ha due protagonisti principali, il Partito
Comunista italiano e il movimento Giustizia e Libertà,
fondato quest’ultimo a Parigi da Carlo Rosselli.
Con il finanziamento di Carlo Rosselli vengono promosse due
iniziative, quella di Lauro de Bosis e l’altra di Giovanni
Bassanesi, che con il lancio di migliaia di volantini dai
loro aerei rispettivamente su Roma e Milano sollecitano la
popolazione ad insorgere contro il fascismo.
Ma la diffusione massima dei giornali clandestini avviene
dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.
Oltre ''l’Unità'' del P.C.I., ''l’Italia libera'' del P’d’A,
l’''Avanti'' del P.S.I., fioriscono i fogli delle Brigate
Matteotti, brigate Mazzini, e delle formazioni
democristiane, liberali, anarchiche, ecc.
Dati i scarsi mezzi le testate clandestine risultano con
stili e caratteri semplici e poveri. Si tratta di fogli
realizzati nascostamente in alcune tipografie private e con
rischio immenso. Anche la distribuzione è densa di
pericoli. Spesso i responsabili sono arrestati, torturati e
alcuni pagano con la vita il prezzo della libertà.
Vittorio Cimiotta
[Presidente Fiap Roma e Lazio]
-
Abolizione
del reato di banda armata a fini politici:
-
è diventata
lecita la costituzione delle Brigate Rosse?
-
Appello al
Parlamento e alla libera stampa
-
- Dal 9 ottobre
2010 e' stato eliminato dall'ordinamento italiano il reato di
banda armata a scopi politici. Il fatto e' passato
nell'indifferenza pressoché generale, fatta eccezione per quanti
hanno contestato la norma abrogativa (azionata dal Ministro
Calderoli, noto "taglialeggi" della Repubblica) in quanto
consentirà a 36 leghisti "camice verdi"di essere prosciolti in
quel di Verona.
-
Si e' parlato di
legge "ad Legam" e poco più, omettendosi di considerare
questioni ben più importanti e anche determinanti per l'ordine
costituzionale democratico.
-
Ammoniva
Costantino Mortati che scopo del divieto posto dall'art.18 della
Costituzione, concernente " le associazioni che perseguono,
anche indirettamente, un fine politico mediante
un'organizzazione a carattere militare" va individuato "nella
necessità di eliminare tutti i fattori di turbamento
dell'attività politica e in particolare di quelli che "tendono a
sostituire alla suggestione delle idee quella della forza".
-
Tale è sicuramente
l'effetto prodotto dalle associazioni paramilitari le quali,
imponendo agli aderenti un regime di cieca obbedienza, soffocano
il libero dibattito e, inoltre, per la loro struttura e le loro
caratteristiche esteriori, esercitano un'indubbia azione
intimidatoria su tutti i consociati.
-
Il principio
dell'art. 18 della Carta costituzionale ("Sono proibite le
associazioni segrete e quelle che perseguono, anche
indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di
carattere militare") ha trovato attuazione,secondo l'indirizzo
dell'Assemblea Costituente, con il decreto legislativo n.43 del
14 febbraio 1948 che ha fissato i connotati dell'associazione
militare nell' "inquadramento degli associati in corpi, reparti
o nuclei, con disciplina e ordinamento gerarchico interno
analoghi a quelli militari,con l'eventuale adozione di gradi o
uniformi, e con organizzazione atta anche all'impiego collettivo
in azioni di violenza o minaccia".
-
Il divieto,
rimosso dal "taglialeggi" opera sulla base della mera idoneità
dell'associazione a turbare i normali canali di formazione delle
convinzioni politiche dei cittadini e non richiedeva
necessariamente anche il ricorso al conflitto armato come
strumento di lotta politica, che ricade nelle diverse figure
criminose della banda armata e dell'associazione con finalità di
terrorismo e di eversione: ciò in quanto il divieto è funzionale
all'eliminazione dello stato di minaccia collettiva che si
determina per il mero costituirsi di organizzazioni militari ,in
spregio al principio sacro di ogni democrazia, per il quale il
monopolio dell'uso della forza appartiene alla Stato.
-
Dal 9 ottobre non
e' più così: e' abrogato il decreto del ‘48 che,pedissequamente
e anche letteralmente trascrivendo la norma di principio
costituzionale , sanzionava "chiunque promuove, costituisce,
organizza o dirige associazioni di carattere militare le quali
perseguono, anche indirettamente, scopi politici".
-
E' dunque divenuta
lecita la costituzione delle Brigate Rosse? O di "Ordine Nuovo"?
-
Commentando il
fatto, il Ministro della Difesa, struttura che verrebbe
certamente vulnerata dalla norma abrogatrice, aveva affermato
che si trattava di un "refuso", al quale sarebbe stato posto
rimedio con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di avviso di
rettifica.
-
Ma la Gazzetta
Ufficiale del 7 settembre 2010 non ha rettificato nulla.
-
Se i nostri
Parlamentari ci facessero il piacere di occuparsene
urgentemente,sarebbe il mezzo per ripristinare il principio
costituzionale - art 1 - della sovranità popolare che si
esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, in primis
garantendo che la competizione politica si svolga pacificamente.
-
La preoccupazione
del mondo partigiano , che si trovò a combattere contro un
regime che utilizzò lo squadrismo politico per affermarsi ,in
tal modo distruggendo la democrazia, è grande.
-
Nasce da qui un
appello al Parlamento, al "libero" Parlamento repubblicano per
l’immediato ripristino della norma sanzionatrice abrogata: per
la salvezza dello Stato democratico di diritto.
- "Svegliatevi,
dormienti!"
-
Avv. Antonio Caputo
- [Responsabile
FIAP per Torino e
Piemonte]
Incontro-dibattito sulla figura di Guido Calogero

Mercoledì 27 ottobre 2010 alle ore
17,30
presso la Casa della Memoria e della Storia in Roma
Via San Francesco di Sales, 5
Guido
Calogero.
Dialogo, Resistenza, rimozione
Seminario di studi
Sollevare curiosità e interesse sulla
figura di Guido Calogero (1904 – 1986), antifascista, grande
filosofo e intellettuale italiano, oggi pressoché sconosciuto ai più
e volutamente rimosso, acquisisce il carattere di una sfida:
compiere una scelta etica per la comprensione e la tolleranza delle
idee degli altri, rifiutare principi assoluti, e dichiararsi
pienamente responsabili delle proprie azioni ispirate ai principi
morali della persona, prescindendo da ogni predefinita gerarchia di
valori: una posizione scomoda nello scenario politico e sociale
degli anni Sessanta.
Coordina:
Vittorio Cimiotta
presidente della FIAP
Interventi di:
Gennaro Sasso
filosofo, direttore dell'Istituto
Italiano per gli Studi Storici di Napoli
Claudio del Bello
docente di filosofia della scienza
Stefano Gambari
responsabile della Biblioteca della
Casa della Memoria e della Storia
L’iniziativa è a cura della F.I.A.P. e della Biblioteca
della Casa della Memoria e della
Storia di Rom

Fiap e Federgielle al
No B-Day di Roma
Segnaliamo l’intervento di Vittorio
Cimiotta al NO DAY del 2 0tt0bre 2010 a Piazza S. Giovanni di Roma,
dove si sono radunati, oltre agli organizzatori del Popolo Viola,
numerose associazioni tra le quali la FIAP e l’ANPI di Roma e Lazio.
Presenti in Piazza oltre centomila manifestanti e rappresentanti di
molti partiti politici del centrosinistra.
Apre gli interventi, nel palco allestito nella piazza, Vittorio
Cimiotta.
Ecco il testo vivacemente applaudito:
Sono Vittorio Cimiotta, responsabile della FIAP di Roma e Lazio.
La FIAP, (Federazione italiana Associazioni Partigiane), fondata da
Ferruccio Parri, e custode della memoria dei partigiani del Partito
d’Azione, delle Brigate Matteotti e delle Brigate Mazzini, vi porta
anche il saluto della Federazione nazionale dei circoli Giustizia e
Libertà e del Movimento d’Azione Giustizia e Libertà di Torino.
Siamo qui in un momento assai delicato per il nostro Paese, un
momento che si prolunga ormai da troppo tempo.
A fronte della deriva populista e autoritaria è giunto il momento di
agire: è un dovere che dobbiamo a coloro che sono morti durante la
guerra di Liberazione per restituire al Paese la dignità perduta.
Siamo qui a manifestare con voi il nostro sdegno nei confronti di un
governo del malaffare. Di un governo corrotto e corruttore. Di un
Governo che incolpiamo del peggiore dei crimini: la corruzione delle
coscienze.
Restiamo sgomenti nel constatare la totale assenza di moralità e di
etica da parte di chi ci governa. Ci rifiutiamo di consegnare ai
nostri figli ed ai nostri nipoti un Paese così ridotto. Non è
giusto! Ci batteremo perciò per dare ai nostri figli un Paese
migliore.
Notiamo in piazza bandiere, cartelli e striscioni di molti
movimenti, partiti e associazioni. Insegne che non sono presenti per
marcare identità differenti, ma per dimostrare l’unità di chi si
riconosce in una sola parola.
BASTA !
Siamo in questa piazza anche per voi. Per la vostra libertà. Solo
uniti potremo vincere.
Mai come in questo momento chi ha a cuore le sorti del nostro Paese
deve essere capace di anteporre il bene comune ai propri interessi
di parte. I nostri padri, i nostri nonni, non hanno esitato ad
andare in montagna a combattere, uniti da un comune ideale, per
restituire al nostro Paese la Libertà e la Democrazia perdute. Molti
l’hanno fatto a costo della vita. A loro il nostro pensiero
riconoscente.
Ed è anche per non tradirli e per non rendere vano il loro
sacrificio che siamo disponibili, in altra epoca, in un altro
contesto, con altri strumenti, a portare la nostra protesta in tutte
le piazze d’Italia per ridare a questo sfortunato Paese la dignità e
la legalità andate perdute.
Viva la Costituzione. Viva la Libertà. Viva l’Italia.
Vittorio Cimiotta
[Coordinatore nazionale Federgielle]

GIUSTIZIA e LIBERTA’
Federazione
nazionale dei circoli GL
Via Andrea Doria, 79
00192 ROMA
telefax: 06/ 58.10.590 - email sito:
fiap.roma@fastwebnet.it
Sito:
www.federgielle.org
Roma,
25 giugno 2010
La Federazione nazionale dei
circoli Giustizia e Libertà che si richiama alle gloriose tradizioni
del movimento omonimo fondato nel 1929 a Parigi dai fratelli
Rosselli e del partito d’Azione, comunica la propria adesione alla
manifestazione Nazionale indetta dalla FNSI prevista per il 1 luglio
2010 alle ore 17 a Piazza Navona in Roma. In un paese civile, serio
e democratico la libertà di stampa è un diritto fondamentale che
dobbiamo difendere.
Vittorio Cimiotta
[Coordinatore nazionale]
FIAT VOLUNTAS VESTRA
Alla fine di una lunga ed estenuante trattativa passa un accordo
sofferto, ma separato, perché pronti a firmare sono solo FIM – UILM
– FISMIC E UGL, tranne la FIOM, che si è tirata indietro accusando
le altre Organizzazioni Sindacali di aver ceduto al ricatto FIAT.
Ma sarà vincolante il referendum, al quale tutti, Azienda e
Sindacati, si rimettono per la firma definitiva.
Fiat voluntas vestra,
amici e compagni lavoratori, a Voi è affidata la vita o la morte di
questo stabilimento che nel bene e nel male è l’unica fonte di
sopravvivenza per circa 15.000 famiglie.
Brutta storia per le relazioni sindacali. Una proposta, quella della
FIAT, che non concede margini di trattativa sia sull’orario di
lavoro, che è in contraddizione con la direttiva europea, sia sulle
clausole punitive e la malattia. Quattordici punti che per i
rappresentanti della FIAT rimangono punti cardine, tutti da prendere
o lasciare, e che per la FIOM sono da negoziare.
Una
proposta che non lascia margini di trattativa e di cui, qualunque
sia l’esito, si parlerà per molto tempo!
E’
un momento difficile, i no non servono, bisogna assumersi
tutte le responsabilità perché c’è un intero sistema che va dalle
imprese di servizio agli esercizi commerciali che vivono
esclusivamente con questo Stabilimento.
Posizioni pilatesche non servono e bene ha fatto la C.G.I.L.
Campania a lanciare un appello ai lavoratori a non dividersi, a
votare per l’accordo ed «ad assumere decisioni all’altezza del
momento, com’è nella storia meridionale della C.G.I.L.».
Pomigliano d’Arco, piccola città dell’hinterland napoletano sta
subendo oggi una crisi economica più grave rispetto alle altre
città, principalmente perché essa risponde ad una vocazione univoca
di città industriale. E' una delle poche concentrazioni industriali
della Campania ed è stata investita da processi di
deindustrializzazione e crisi drammatici.
Basta guardare gli indici della disoccupazione giovanile e quelli
della disoccupazione di ritorno, cioè di quelli che avevano un
lavoro e non ce l’hanno più, per rendersi conto di quante nuove
forme di emarginazioni sono presenti su questo territorio. Un
territorio e una città in agonia, dissanguata negli ultimi anni da
un assetto clientelare fortemente proteso allo spreco del denaro
pubblico.
Un male oscuro, che tocca l’anima, la nostra coscienza , l’ha già
messa in ginocchio: la miseria!
Non vorremmo che questo «salto culturale» che Sergio Marchionne
chiede ai Sindacati divenisse «scuola», con un unico risultato:
sacrificare Pomigliano e con essa il destino e il futuro di
tantissime famiglie.
Giovanni De Falco
[Responsabile FIAP territoriale]
AI LETTORI
CONTRIBUTO STATALE DIMEZZATO,
A RISCHIO “LETTERA AI COMPAGNI”

La campagna mediatica contro le associazioni che si battono per
tenere viva la memoria sugli anni della al fascismo, culminata nella
Resistenza, armata e disarmata, ha ottenuto un primo doloroso
risultato. Al riparo dell’ombrello della crisi, i ministeri
interessati sono passati dalle parole ai fatti usando non il bisturi
ma la mannaia nei tagli ai contributi erogati a favore delle
Associazioni partigiane. Così, nel giro di un paio d’anni, il già
inadeguato contributo destinato alla Fiap è stato più che dimezzato.
Si può discutere anche sulla ripartizione di questi tagli, avvenuta
in modo diseguale e iniquo, si può criticare severamente
l’atteggiamento tenuto dalla Confederazione che tutela o dovrebbe
tutelare gli interessi delle varie associazioni partigiane, ma
tant’è: ormai la frittata è fatta e, almeno per ora, è inutile
piangere sul latte versato.
Questa premessa mi è parsa necessaria per inquadrare la natura dei
problemi che oggi si presentano per la nostra Federazione. E chiaro
che con queste disponibilità economiche non si possono fare grandi
passi in avanti. E a rischio la stessa vita di questa rivista,
“Lettera ai Compagni”, fondata da Ferruccio Parri e tanto cara al
mai compianto abbastanza Aldo Aniasi, che l’aveva rilanciata
spendendovi ogni energia fino agli ultimi giorni della sua vita.
La dirigenza sta studiando dei provvedimenti tampone per evitare la
catastrofe, ma, per non farla tanto lunga, ci serve l’aiuto di
tutti. Non è nelle mie corde stendere la mano, ma in questo caso mi
sento di farlo: se mettiamo insieme poche migliaia di euro con il
sacrificio personale di ognuno di noi, riusciremo a tenere viva
questa voce della Fiap.
Agli abbonati chiediamo qualche euro in più, un segnale importante
per motivarci e per fare in modo che i detrattori della Resistenza
non l’abbiano vinta. Fino a quando ci sarà qualcuno disposto a
sostenerci non spegneremo la luce, non faremo un torto così grande a
uomini come Parri ed Aniasi che idealmente simboleggiano e incarnano
tutti gli uomini, piccoli e grandi, che hanno combattuto per la
restituire libertà, democrazia e giustizia sociale agli italiani, e
che dopo la Liberazione hanno animato la Fiap, facendole conquistare
un ruolo di rilievo nell’associazionismo combattentistico e
partigiano.
INDIPENDENTEMENTE DA COME VERRÀ ACCOLTO QUESTO APPELLO
LA FIAP E “LETTERA AI COMPAGNI”
DESIDERANO RINGRAZIARE VIVAMENTE TUTTI COLORO CHE IN QUESTI ANNI CI
HANNO SOSTENUTO ATTRAVERSO ABBONAMENTI, SOTTOSCRIZIONI E CONTRIBUTI
PERSONALI.
Gino Morrone
[Direttore responsabile di "Lettera ai
Compagni"]
25 APRILE 2010 – FESTA
DELLA LIBERAZIONE
Amiche e amici,
oggi 25 aprile è la Festa della Liberazione. Per quelli della mia
generazione ripercorrere con la memoria gli avvenimenti del passato,
significa riaprire ferite ancora non rimarginate.
Sono alle nostre spalle le persecuzioni, i rastrellamenti e le
deportazioni. Il terrore dominava la vita di tutti. La morte
incombeva come una spada di Damocle.
Finalmente arriva la liberazione! È la fine di un incubo terribile;
è l’inizio di una speranza di pace, di giustizia e di libertà; è la
speranza di un mondo migliore!
Dopo anni di sacrifici inauditi esplodeva la gioia. Tutti si
abbracciavano. Dopo anni di dolori e lutti tutti sentivano il
bisogno di ridere, di cantare, di divertirsi.
Amici e compagni,
non per odio, non per spirito di vendetta, ma per un futuro sereno
non dobbiamo mai dimenticare il costo della libertà; non dobbiamo
mai dimenticare perché quanto avvenuto non si ripeta mai più.
Nonostante tutto non si può e non si deve vivere nell’odio. Fermo
restando un doveroso sentimento di umana pietà per tutti i morti,
non possiamo accettare l’equiparazione dei partigiani con i
repubblichini di Salò. Osserva giustamente lo storico Sergio
Luzzatto: quel che conta non è l’eguaglianza nella morte, ma la
diseguaglianza nella vita.
Nei momenti di meditazione, quando si placano gli affanni, quando
siamo soli dinanzi a noi stessi, quando arriva il momento della
verità possiamo sentire una voce lontana. È una voce profonda,
accorata. È la voce della coscienza che, come un giudice
implacabile, ci domanda: cosa avete fatto della democrazia per cui
donammo la vita?
Questa voce risuona dalle carceri dove sono stati torturati i
partigiani, dai luoghi sacri delle Fosse Ardeatine, da Santa’Anna di
Stazzema, da Marzabotto, e da dove è stato celebrato l’olocausto
alla libertà.
Questa voce ci turba profondamente. Questa voce è un esame della
nostra coscienza.
La pacificazione nazionale potrà avvenire solamente con il
riconoscimento condiviso della verità storica. Lo spartiacque della
verità storica è tra chi ha combattuto per la libertà e chi, invece,
anche se in buona fede, per la dittatura.
Solo nel futuro, placate le polemiche politiche e le passioni, il
giudizio, su quanto accaduto, potrà essere sereno e basato sulla
ragione.
La Costituzione italiana è la stella polare che garantisce a tutti,
di qualunque appartenenza politica, la pace, la giustizia e la
libertà.
La Costituzione, nata dalla Resistenza, è stata definita il secondo
Risorgimento. C’è un filo invisibile che unisce il primo al secondo
Risorgimento. Entrambi, se sapremo coglierne il giusto valore e la
spiritualità, sono le matrici profonde della nostra identità
nazionale. Sono essi i nostri valori essenziali.
Stiamo per entrare nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Nel
ricordo dei martiri, del primo e del secondo Risorgimento, dobbiamo
prendere l’impegno di rendere l’Italia più libera, più giusta e più
onesta.
W l’Unità d’Italia! W la Resistenza ! W la libertà !
(Porta San Paolo- Roma, 25 aprile 2010)
Vittorio Cimiotta
[Presidente FIAP Roma e Lazio]
25 APRILE 2010 –
POPOLO VIOLA
Amiche, amici,
oggi 25 aprile, Festa della
Liberazione, siamo qui per testimoniare i valori della Resistenza e
della Costituzione.
Spesso, sento ripetere la frase: perché parlare del passato?
A cosa serve parlare del passato? La risposta è semplice. La memoria
è la base dell’identità di ogni individuo. Come per l’individuo,
anche per un popolo la memoria è la base dell’identità collettiva.
Senza memoria, senza identità non c’è vita, non c’è futuro. La
mancanza di memoria storica degli italiani è la causa di tutti i
mali attuali!
Il problema prioritario di ogni società libera è la questione
morale. Voglio ricordare le parole che Ferruccio Parri, primo
presidente del Consiglio del dopoguerra, rivolse il 23 Giugno 1945
agli italiani: “ Lasciate che io metta in prima linea il lato
morale. Non è questo il momento per insistervi, ma è la premessa di
tutto, la premessa di ogni resurrezione. Abbiamo bisogno di una
lunga e tenace opera di educazione civile che ci liberi da un triste
passato e da antiche eredità, che dia agli italiani il senso della
serietà morale”.
Oggi, nelle condizioni in cui ci troviamo, sembrano parole
provenienti da un altro pianeta.
Se viene ignorata la spinta ideale, se la prassi politica ignora le
motivazioni etiche, base di ogni modello di società, lo Stato è alla
deriva, lo Stato viene travolto.
Siamo su una china pericolosa. Stiamo assistendo ad un ribaltamento
dei valori. Tutto è falsato. Il lupo si traveste da agnello, il
despota da liberale, l’indagato diventa legislatore.
È spiacevole constatare che la demagogia e il servilismo dilagano e
mistificano la verità.
Stiamo assistendo alla demolizione dei pilastri di garanzia su cui
si regge il sistema democratico.
I continui attacchi del premier Berlusconi alla Corte
Costituzionale, al Consiglio Superiore della Magistratura, alla
Presidenza della Repubblica non rispettano l’autonomia degli organi
separati dello Stato, demoliscono gli istituti di garanzia e minano
le basi della democrazia. Questa è opera distruttiva, sovversiva!
Lo sfascio continua imperterrito. Stavolta la mannaia è puntata
sulla Costituzione. Si accingono a distruggere la Carta
Costituzionale che per oltre mezzo secolo ha garantito la pace, i
diritti civili e politici e lo sviluppo. Occorre reagire. Occorre
una mobilitazione generale per contrastare, con tutti i mezzi
legali, questo diabolico disegno che compromette l’Unità nazionale e
la democrazia.
W l’Italia. W la Costituzione! W la Resistenza!
(Piazza Navona - Roma, 25 aprile 2010)
Vittorio Cimiotta
[Presidente FIAP Roma e Lazio]
L'AVV. CAPUTO NUOVO
PRESIDENTE DEL
MOVIMENTO D'AZIONE
GIUSTIZIA E LIBERTA' DI TORINO
La Federazione nazionale dei Circoli
Giustizia e Libertà esprime il suo più vivo compiacimento ed augurio
all’avvocato Antonio Caputo per la sua elezione a Presidente del
Movimento d’Azione Giustizia e Libertà di Torino. Una scelta
appropriata che darà ottimi risultati per l’impegno e per il valore
dell’amico Antonio.
Vittorio Cimiotta
[Coordinatore nazionale della
Federgielle]
IN ONORE DEL
PRESIDENTE DEL
MOVIMENTO D’AZIONE
GIUSTIZIA E LIBERTÀ
AVV. GUIDO FUBINI
E’ mancato ai vivi Guido Fubini,
grande protagonista dell’ebraismo e dell’umanesimo integrale,
avvocato e giurista, Presidente del Movimento.
Esule in Francia dal 1938 in concomitanza con le odiose leggi
razziali, ha svolto attività clandestina dal 1943 durante la
Resistenza nelle fila del Movimento Giustizia e Libertà.
Fu tra coloro che, nei primi congressi dell’Unione delle Comunità
Ebraiche italiane, si batterono per il superamento dei decreti regi
degli anni trenta. Ha contribuito all’elaborazione dell’Intesa tra
le Comunità Ebraiche italiane e lo Stato italiano.
Con Alessandro Galante Garrone, Giorgio Diena, Aldo Garosci, Aldo
Visalberghi ed altri ha concorso nel 1994 alla fondazione del
Movimento d’Azione Giustizia e Libertà, ideale prosecuzione del
Movimento fondato dai fratelli Rosselli nel 1929.
Collaboratore di diverse riviste, è stato Direttore della Rassegna
mensile Israel dal 1982 al 1996. Ha pubblicato “La condizione
giuridica dell’ebraismo italiano”, La Nuova Italia, 1974;
“L’Antisemitismo dei poveri”, la Giuntina, 1984; “L’Ultimo treno per
Cuneo”, Albert Meynier, 1991; “Lungo viaggio attraverso il
pregiudizio”, Rosenberg & Sellier, 1996.
Nella fondamentale opera, “La condizione giuridica dell’ebraismo
italiano”, con prefazione di Arturo Carlo Jemolo, Guido Fubini
ripropone il grande dibattito al quale è tuttora interessato un
ampio ventaglio di forze politiche e di correnti culturali sulle
libertà religiose.
Il 1848 ha portato all’emancipazione dei Valdesi e degli Ebrei. Con
il Risorgimento si è affermato il riconoscimento dell’eguaglianza
dei diritti, già avviata in Italia nel periodo napoleonico. Soltanto
dopo la Resistenza e la Liberazione si è passati dal riconoscimento
del diritto all’eguaglianza all’affermazione del diritto alla
diversità come corollario del principio di libertà. Nel suo studio,
Guido Fubini tiene conto del periodo repubblicano, segnato dal
progressivo affermarsi della Costituzione per un dibattito giuridico
e politico sulle libertà religiose, particolarmente attuale.
Renzo Gattegna, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane ha dichiarato, dopo la sua morte: “ho sempre ammirato la
sua coerenza e la perfetta sintesi tra l’uomo libero, il giurista e
l’ebreo. La sua memoria sia di esempio e di benedizione”.
Non ti dimenticheremo caro Guido!
Alla cenere dei viventi sia la tua terra lieve!
Avv. Antonio CAPUTO
[Movimento Giustizia e Libertà -
Torino]
I PROFESSORI CON LE ARMI
L’insegnamento nella scuola rappresenta il terzo fuoco che accese
nei giovani la voglia di Antifascismo e di Resistenza dopo quelli
della propria coscienza e del proprio coraggio.
E’
indubbio che durante il ventennio non tutti i professori erano
allineati al regime. Molti erano antifascisti attivi, altri usavano
lo strumento dell’insegnamento per rappresentare i difetti
dell’ideologia totalitaria in un confronto con le vere democrazie-
Molti allievi furono convinti dai loro professori e si decisero a
partecipare alla lotta armata per la libertà. Altri scoprirono un
avvenire nuovo ma fecero parte della Resistenza non violenta.
Nessuno tradì il proprio maestro.
Gli
insegnanti antifascisti furono molti, furono coraggiosi in quei
tempi difficili e furono amati perché credibili come fu dimostrato
da quelli di loro che vollero essere esempi di vita. Basti
ricordare che a Lipari i confinati colti crearono una scuola per i
compagni illetterati.
Mille furono i luoghi dove la scuola divenne focolare di libertà,
Università, Licei, Istituti tecnici.
Desidero nominare solo alcuni di questi apostoli: Croce, Salvemini,
Menichetti, Venturi, Rossi Doria, Calamandrei, Salvatorelli,
Einaudi, Monti, Frassati, Gingzburg, Dossetti, Marchesi, Codignola,
De Ruggero, Capitini e Calogero. Quest’ultimo, filosofo insigne,
caposcuola a Pisa e a Roma, sarebbe oggi contento nel vedere la sua
creatura, il liberalsocialismo, rinascere nella politica sulle
ceneri del marxismo e del nazifascismo.
Qui
a Roma desidero ricordare i presidi e i professori del tempo che
resero degni di ricordo i licei Tasso, Cavour, Albertelli, Mamiani
ed altri. Gli alunni che vissero quel periodo di tempesta e di
speranza non dimenticano le figure che li hanno guidati sulla via
giusta. Negli anni trenta il fascismo era radicato nella società in
maggioranza contenta dell’ordine, delle parate e delle divise. Non
fu facile inculcare in giovani liceali o universitari i concetti
democratici, la condanna dell’estetica pura e della vacuità, la
validità dei principi offesi o dei diritti cancellati.
Vi
racconto un piccolo episodio familiare. Avrò avuto sei o sette anni.
Un giorno alla fine della mia classe elementare torno a casa tutto
vestito di nuovo con la divisa di figlio della lupa e mi presento
dal mio babbo tutto fiero. Lui mi guarda e mi dice “come ti hanno
combinato”. Io piansi ma quel giorno mi accorsi che mio padre era
diverso dagli altri.
Oggi vi parlerò di tre persone come lui scomparse 66 anni fa.
Salvatore Canalis professore di lettere di 36 anni, Gioacchino
Gesmundo professore di storia e filisofia di 36 anni, Pilo
Albertelli professore di storia e filosofia di anni 37.
Questi uomini, in un momento della loro vita, scelsero di seguire la
via del dovere di cittadino, di insegnante e di antifascista.
Sapevano che potevano morire ma non ebbero paura. Potevano forse
tradire i propri alunni ai quali avevano insegnato che poteva
esistere un’altra Italia, libera e democratica?
Così intellettuali non addestrati alla guerra presero le armi e
divennero combattenti. Questo periodo di lotta, di sacrifici, di
carcere e di torture terminò insieme alla loro vita.
Le
Fosse Ardeatine sono un simbolo indimenticabile nella storia
d’Italia. Luogo di catacombe, sito nella città capitale della
Cristianità, tomba di tre generazioni di caduti, abbraccio di fedi
diverse, cattolica, ebraica ed atea, esempio di sacrificio di
diverse classi sociali, espressione della comunanza ideale tra
combattenti per la libertà ed esseri innocenti.
Andare alle Fosse era anni fa un’espressione popolare tra le
famiglie, i compagni e il popolo romano del tempo.
Ora
gli anni hanno diradato queste presenze ma il Mausoleo è diventato
una meta delle scuole di tutt’Italia, professori ed alunni. La
visita lascia nei cuori un ricordo straziante che non si
affievolisce con il tempo. E’ come la memoria degli allievi dei tre
professori strappati alla scuola. I loro insegnamenti, provati dal
sacrificio, non sono dimenticati.
Salvatore Canalis, Rino per gli amici, nato in Sardegna come altri
delle Ardeatine, era uno dei professori del Collegio Militare di via
della Lungara a Roma dove insegnava lettere. Appartenente al Partito
d’Azione, contribuiva ad un giornale clandestino. In classe parlava
liberamente. Rifiutava di aderire al governo fascista e una sera del
14 marzo quattro agenti della banda Kock alle 22 lo arrestavano a
casa e lo portavano alla Pensione Oltremare dove era già stato
rinchiuso Pilo Albertelli. Torturato non parlava. Il 24 marzo,
compreso nella lista dei cinquanta redatta dal questore Caruso,
veniva portato a Regina Coeli e quindi alla morte.
Di
Gioacchino Gesmundo e Pilo Albertelli potrei parlarne insieme.
Alti, di bell’aspetto, con i baffi e folti capelli, si
assomigliavano molto. Avevano circa la stessa età, ambedue
insegnavano storia e filosofia. Avevano una grande comunicativa con
gli alunni. Erano idealisti nel significato che gli ideali sono il
valore portante della vita. Fecero la Resistenza, furono torturati.
Morirono nello stesso luogo. Ambedue insigniti di Medaglia d’oro.
Solo nelle fedi politiche erano diversi. L’uno era comunista,
l’altro azionista.
Sono quegli uomini capaci di cambiare la propria vita senza guardare
indietro. Destinati al sacrificio, conoscevano in anticipo il loro
destino. Sono così ricordati melanconici e determinati, figure
d’altri tempi e per questo commoventi. Nelle scuole a loro
intitolate vivono ancora nel ricorrente ricordo dei professori e
degli alunni come eroi innocenti nelle loro vite immacolate e
inattaccabili. In un mondo come l’attuale pieno di grida, di
fazioni, di ignoranza e di indifferenza l’esempio di questi
professori fa sognare e sperare in un ritorno di ideali, di
sentimenti e di stile.
Essi non avevano paura di morire ma non potevano pensare di farlo
così. Mentre, chiusi con le mani legate dentro camion blindati,
percorrevano l’Appia antica, qualcuno sentì levarsi un canto, l’inno
di Garibaldi “Si scopron le tombe, si levano i morti”. Se è vero,
non ci fu inno più appropriato al vicino martirio. Martirio epico
nelle sue caratteristiche e nella violenza degli aguzzini.
Partigiani di tutte le formazioni, militari di tutti i gradi, ebrei
senza colpa, gente semplice rastrellata nelle vie, un prete, un
bambino sentirono i colpi delle pallottole che massacravano quelli
che erano entrati nella fossa prima di loro. Le grida, i lamenti e
le preghiere tutt’intorno.
Così fu eretta per loro una tomba sotto un’unica pietra, una chiesa
laica per degli uguali.
La
tristezza di questo 24 marzo ricordata oggi viene però superata
dalla serenità che sorge in noi familiari quando le figure dei
nostri cari e quelle degli altri caduti riappaiono in questa Casa
della Memoria, al Museo di Via Tasso, all’ANPPIA, al Circolo G&L,
luoghi dei racconti della storia migliore del nostro Paese.
(24
marzo 2010)
Guido Albertelli
[Circolo "Giustizia e Libertà" di Roma]
Fiap: il Consiglio
Federale elegge il nuovo Direttivo
Ricostituita
la Presidenza Onoraria della Federazione Italiana Associazioni
Partigiane
Il 6 novembre scorso, nella sede di
via De Amicis, si è riunito Il Consiglio Federale della Fiap per
fare il punto sull’attività fin qui svolta, con riferimento in
particolare all’impegno profuso e sostenuto dal nuovo gruppo
dirigente dopo la scomparsa del compianto Aldo Aniasi, negli ultimi
anni animatore instancabile e insostituibile di tutte le iniziative
promosse dalla Federazione e attento direttore e coordinatore della
rilanciata “Lettera ai Compagni, l’organo ufficiale della Fiap,
rivista a suo tempo fondata da Ferruccio Parri.
Assente giustificato il presidente avvocato Francesco Berti Arnoaldi
Veli, la presidenza viene assunta dal vice Presidente avvocato Guido
Borsellini, il quale chiama a svolgere la funzione di Segretario il
dottor Giorgio Cavalca.
I lavori vengono condotti da uno dei vice presidenti, il dottor
Mario Artali (che poi sarà nominato vice Presidente Vicario) il
quale incentra la discussione sui punti all’ordine del giorno:
nomina del Presidente, nomina dei vice Presidenti (da uno a tre),
nomina dei membri del Consiglio Direttivo e dei collegi dei Revisori
dei Conti e dei Probiviri, nomina del direttore di “Lettera ai
Compagni”. Un altro importante punto oggetto di discussione riguarda
i bilanci consuntivi 2005, 2006, 2007, 2008.
In una sala affollata (erano presenti, nella persona del loro
rappresentante legale, 70 Associazioni federate) Artali, dopo aver
fatto una rapida panoramica sulle iniziative più significative degli
ultimi tempi, ha ricordato che la Fondazione intitolata ad Aldo
Aniasi è ora una realtà avendo ottenuto il riconoscimento della
personalità giuridica dagli organi di governo. Artali ha poi voluto
sinteticamente illustrare le finalità della Fondazione Aldo Aniasi
che si richiamano alla memoria e allo studio della figura del
“comandate Iso” come combattente per la libertà e al lavoro svolto
da Aniasi come politico e amministratore pubblico. Questa
istituzione – è stato sottolineato – si affiancherà alla Fiap non
soltanto nel ricordo di Aldo Aniasi ma anche per continuare la sua
apprezzatissima opera.
Si arriva al momento centrale del Federale: Artali propone di
nominare una commissione elettorale che dovrà proporre i nomi
che andranno a formare i nuovi organi sociali. Della commissione
vengono chiamati a far parte, con l’unanime consenso del Consiglio,
Giorgio Cavalca, Vittorio Cimiotta e Ferruccio Parri.
Dopo questo atto, essenziale per l’attività e la vita della stessa
Fiap, si apre la discussione alla quale partecipano numerosi
rappresentanti delle associazioni federate. Diventa un lavoro
improbo ricordare tutti gli interventi, da quello di Guido
Bersellini che sottolinea l’importante giornata di studio svoltasi
al De Amicis sul ruolo delle Forze Armate nella lotta di
Liberazione. Seguono Renzo Biondo, uno dei vice presidenti della
Fiap, Walter Ramacciotti, Gianni Mariani, Sergio Fogagnolo, Vittorio
Cimiotta, Antonio Caputo, Alfredo Giuseppe Gandini.
Si passa poi alle relazioni del Tesoriere e del Collegio dei
Revisori dei Conti sui bilanci consuntivi. Il Presidente cede la
parola a Giorgio Cavalca che si sofferma brevemente sui bilanci
ricordando la solidità della Federazione e “la riduzione della
dimensione dei conti della gestione, largamente influenzata dalla
graduale diminuzione del contributo ministeriale”.
Dopo questa relazione, unita a quella dei Collegio dei revisori, il
Consiglio federale, all’unanimità dei presenti, delibera di
approvare i bilanci chiusi al 31 dicembre del 2005, 20006, 2007 e
2008.
Si procede poi all’approvazione dell’adesione alla Federazione
Italiana Associazioni Partigiane, dei seguenti soggetti: Circolo
Rosselli di Milano (Presidente Francesco Somaini; Circolo “Giustizia
e Libertà” (circolo politico culturale) di Pomigliano d’Arco;
Movimento d’Azione “Giustizia e Libertà” di Torino (Presidente
avvocato Guido Fubini, vice Presidente avvocato Antonio Caputo);
Associazione per la fondazione Aldo Aniasi di Milano (Presidente
dottor Mario Artali); Associazione “Le radici della pace- 1 15” di
Dresano (Milano) (Presidente Sergio Fogagnolo, vice Presidente
Angiola Gasparini).
Artali annuncia poi al Consiglio Federale che il Consiglio
Direttivo, nella sua ultima riunione, “ha raccomandato la
ricostituzione della Presidenza Onoraria della Federazione, istituto
di cui fanno parte: Vittore Bocchetta, Giorgio Benvenuto, Fernanda
Contri, Mauro Ferri, Antonio Maccanico, Carlo Ripa di Meana, Giorgio
Ruffolo, oltre naturalmente a Dino Fiorot, che ne faceva già parte.
Il Consiglio Federale approva all’unanimità la ricostituzione della
Presidenza Onoraria.
Nel frattempo sono pervenuti i risultati della Commissione
elettorale che ha raccolto un largo consenso sulla conferma degli
organi uscenti approvando l’ingresso nel Consiglio Direttivo di
Antonio Caputo e Sergio Fogagnolo e di Emanulea Cozzi nel Collegio
dei revisori dei Conti.
Il Consiglio Federale delibera poi, per acclamazione, di confermare
Presidente Nazionale della Fiap l’avvocato Francesco Berti Arnoaldi
Veli. Infine, Il Consiglio Federale, all’unanimità dei presenti,
delibera di nominare i componenti degli organi direttivi. La
composizione del Consiglio Direttivo è pubblicata nella pagina che
segue.
________ F.I.A.P. ________
Federazione Italiana Associazioni Partigiane
(Ente morale – D.P.R. 20.11.1963)
Organi Statutari della F.I.A.P.
Eletti dal Consiglio Federale del 6 novembre 2009 Milano
Presidenza Onoraria
Giorgio Benvenuto – Vittore Bocchetta - Fernanda Contri - Mauro
Ferri -
Dino Fiorot - Antonio Maccanico – Carlo Ripa di Meana - Giorgio
Ruffolo
Presidente Nazionale
Francesco Berti Arnoaldi Veli
Vicepresidenti
Mario Artali Vice Presidente Vicario - Guido Bersellini - Renzo
Biondo
Comitato Direttivo Nazionale
Salvatore Bellini - Antonio Caputo - Ettore Carinelli - Giorgio
Gabriele Cavalca Tesoriere
Vittorio Cimiotta - Giancarla Codrignani - Sergio Fogagnolo -
Alfredo Mazzucchelli - Amos Messori -
Beppe Migliore - Ferruccio Parri - Direttore di “Lettera ai
Compagni” Luigi Francesco Morrone
Comitato Direttivo Nazionale Supplenti
Alessia Potecchi - Walter Ramacciotti - Riccardo Rudelli
Revisori dei Conti
Dario Mezgec Presidente
Emanuela Cozzi Effettivo
Marco Dari Effettivo
Luigi Ciceri Supplente
Gianpaolo Danesin Supplente
Collegio dei Probiviri
Giorgio Parri Presidente
Mario Aniasi Effettivo
Gianni Mariani Effettivo
Bruno Aymone Supplente
Giancarlo Bastanzetti Supplente
La
Federgielle partecipa alla
"Società Pannunzio per la libertà d'informazione"
La Società Pannunzio (che rende omaggio al
direttore del Mondo,
figura di combattivo liberale progressista che ebbe al suo
fianco, fra gli altri, personaggi del calibro di Ernesto Rossi,
Vittorio De Caprariis, Guido Calogero, Arturo Carlo Jemolo,
Nicola Chiaromonte) nasce per denunciare il grave stato di
malattia in cui versa il nostro sistema dell'informazione (e
tentare di porvi rimedio).
Nel
sito
internet dell'associazione -
alla quale partecipa in veste di fondatore l'Avv.
Antonio Caputo, come rappresentante della Federazione
Nazionale dei Circoli Giustizia e Libertà - sono disponibili
i primi documentati interventi che danno un quadro assai
preoccupante della situazione italiana.
Qui di seguito proponiamo la carta d'intenti della Società
Pannunzio.
Società
Pannunzio per la libertà d’informazione
Dichiarazione d’intenti
1. Essere consapevoli che i media
non sono liberi
Nella nuova era dei media la libertà d’informazione è garantita bene
o male da Costituzioni e leggi, ma nella realtà i media sono
manipolati, eterodiretti, conformisti. Il giornalisti perdono il
loro ruolo di testimoni della realtà e sono trasformati in canali
di trasmissione di messaggi altrui. Il lettore, lo spettatore e
l’ascoltatore sono ridotti a oggetti inconsapevoli e non sono
titolari di alcun diritto. Ora i media si identificano sempre
più con le loro proprietà.
2. Non c’e’ democrazia senza
informazione indipendente
Le
democrazie occidentali non sono più tali se manca un requisito
minimo di democrazia come un’informazione indipendente. Ora il gioco
politico, soprattutto in Italia, è visibilmente truccato dalla
manipolazione dell’opinione pubblica. Abbiamo tanto combattuto
affinché le elezioni politiche fossero libere, bisogna cominciare a
lottare affinché anche le opinioni siano libere, ovvero liberamente
formate.
3. I tre poteri della “sfera
pubblica”: per un nuovo separatismo
Nelle società moderne la complessiva “sfera pubblica” è composta
dall’apparato politico e statale, dal potere economico e dal
potere mediatico. Questi tre poteri, invece d’essere separati, sono
strettamente intrecciati. Bisognerebbe che
diventassero consapevolezza di massa i guasti provocati dalla
terribile distorsione causata dalla dipendenza delle forze politiche
dai finanziamenti leciti e illeciti; i guasti generati dalla
informazione eterodiretta da quegli stessi poteri economici e
politici; i guasti provocati al mercato dalla burocrazia politica e
dalla dipendenza dai finanziamenti pubblici.
4. Cittadini, lettori,
consumatori
Va
fondato pressoché dal nulla il “diritto dei lettori”, i quali ora
sono senza difese sia in quanto cittadini (non viene garantita loro
né la pluralità né l’indipendenza dell’informazione) sia in quanto
consumatori. Eppure come compratori di un bene essi
sono “consumatori” (peraltro di una merce ben più delicata di altre,
perché condiziona la salute mentale e democratica) e quindi
dovrebbero acquisire almeno diritti analoghi a quelli che con fatica
hanno gli acquirenti di un qualunque bene di consumo, in fatto
di trasparenza, di non commistione di interessi, di non inquinamento
della notizia.
5. L’informazione nella rete
Internet rappresenta il media più grande mai esistito, per le
dimensioni del pubblico cui si rivolge, ed è caratterizzato dalla
mancanza di una rigida separazione tra utenti e produttori di
informazione: chiunque, in pochi click, ne legge e ne produce.
L’informazione in Rete corre, dunque, lungo linee orizzontali
che incrociano costantemente quelle verticali dei media tradizionali
e che, proprio in quanto orizzontali, si sottraggono alle logiche e
alle dinamiche di controllo che hanno, sin qui, impedito che stampa,
radio e televisione svolgessero in modo libero il loro
ruolo fondamentale in ogni Paese democratico: quello di creare
attraverso il racconto libero ed indipendente dei fatti e della
storia una coscienza civile nei cittadini, trasformandoli da
soggetti passivi della democrazia a suoi protagonisti. Difendere la
libertà di manifestazione del pensiero in Internet significa
difendere questa speranza.
6. Una politica riformatrice
Tra le emergenze democratiche va annoverata una vera riforma,
legislativa e non, che costruisca cinque condizioni strutturali sia
per garantire la libertà d’informazione sia per fondare i diritti
dei lettori-consumatori: (1) sancire la
rilevanza di primario interesse pubblico d’una informazione libera
e indipendente, quale componente necessaria per l’esistenza di una
democrazia politica; (2) prendere
consapevolezza che la libertà d'informare può essere garantita
esclusivamente da un effettivo pluralismo delle fonti;
(3) perseguire una politica che si ponga come fine la
massima separazione possibile tra i poteri della “sfera pubblica” e
quindi anche tra il potere economico e quello mediatico; (4)
governance con una
propria esclusiva tipicità che tenda a realizzare progressivamente
il principio separatista tra la proprietà del mezzo e la
gestione giornalistica, anche attraverso passi intermedi come la
sterilizzazione del controllo proprietario sui contenuti
informativi; (5) considerare basilare la
presenza del lettore-consumatore tra i protagonisti
della comunicazione.
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